AgenPress. D. Senatore, è appena finita la sua relazione dal titolo “Scienza, fede e cristianesimo per custodire l’uomo intero”. Qual è il messaggio che vuole lasciare?
R. Il messaggio è semplice: l’uomo non è un frammento. È materia, energia e spirito insieme. Da quando ha coscienza di sé si chiede chi è: spirito che trascende, energia che anima, materia che forma il corpo. Oggi ho proposto una lettura integrale, mettendo al centro due pilastri che rischiamo di dimenticare: il ravvedimento e il rispetto per il prossimo cristiano. Senza questi due, ogni discorso su corpo ed energia resta incompleto.
D. Lei ha parlato di scienza e fede come alleate. Come si conciliano?
R. Si conciliano riconoscendo i confini. La scienza studia la materia: DNA, neurotrasmettitori, infiammazione, microbioma. La fisica di Einstein ci ha insegnato che materia ed energia sono intercambiabili. Ma la scienza spiega il “come funziona”, non il “perché esiste” né “cosa resta dopo”. È un limite metodologico, non ideologico. Come diceva Georges Lemaître, sacerdote e padre del Big Bang: “La scienza indaga il meccanismo, la fede contempla il Mistero”. Io aggiungo: corpo, psiche e spirito sono un tutto. Lo scienziato non ha tutte le risposte, il credente non ha dati di laboratorio. Insieme educano all’umiltà.
D. Ha definito l’energia un “ponte”. In che senso?
R. Perché l’energia è il linguaggio comune. Per la fisica è capacità di compiere lavoro. Per la medicina cinese è Qi, per l’Ayurveda Prana, per Wilhelm Reich orgone. Per il cristianesimo è pneuma: respiro, soffio, Spirito Santo. Sono linguaggi diversi per la stessa intuizione biblica: Genesi 2,7 ricorda che Dio soffiò nelle narici dell’uomo un alito di vita. Nell’uomo c’è una forza vitale che può ammalarsi, irrigidirsi, ma può anche essere riaperta. La psiconeuroendocrinoimmunologia, con gli studi di Robert Ader e Nicholas Cohen del 1975, oggi conferma che emozioni e stress influenzano il sistema immunitario. L’uomo è unità.
D. Nel suo intervento ha messo a confronto cristianesimo, ebraismo, islam, induismo, buddhismo e tradizioni indigene. Non è rischioso?
R. È rischioso non farlo. Confrontare non significa relativizzare. Significa riconoscere la dignità di ogni ricerca di senso. Ho proposto una diplomazia intellettuale: ascoltare prima di giudicare. Il cristianesimo parla di immortalità come dono e resurrezione integrale di corpo e anima, fondata su 1 Corinzi 15,42-44. La via è fede, speranza, carità. L’energia è lo Spirito Santo, l’energia dei Padri. L’ebraismo guarda all’Olam Ha-Ba, il “mondo a venire”, con alleanza, giustizia e memoria, Deuteronomio 30,19. L’islam vede l’anima nafs al Giudizio, il Paradiso Jannah come luce e pace. L’energia è la volontà di Dio che sostiene ogni respiro. La via è sottomissione fiduciosa e opere di misericordia. L’induismo cerca la liberazione. L’energia è Prana. L’immortalità non è prolungare questa vita, ma riconoscere il Sè eterno come parte dell’Assoluto. La via è conoscenza, devozione, azione disinteressata. Il buddhismo punta all’uscita dalla sofferenza nirvana, risveglio all’interconnessione, via di consapevolezza compassione e disciplina interiore. Le tradizioni indigene vedono l’immortalità nella memoria del clan e nel ciclo della Terra, attraverso armonia , rito e rispetto per il sacro nella natura. Ogni cultura risponde alla stessa domanda: cosa resta di noi? Risposte diverse, dignità uguale.
D. Ha insistito molto su ravvedimento e rispetto. Perché sono così centrali?
R. Perché sono pratici, non teorici. Il ravvedimento non è solo pentimento morale. È riallineamento dell’uomo intero. Come la corazza muscolare di Reich blocca l’energia vitale nel corpo, così orgoglio ed egoismo irrigidiscono lo spirito. Il ravvedimento scioglie, riapre al respiro, riconcilia con sé, con Dio e con gli altri. Atti 3,19 dice: “Ravvedetevi e convertitevi”. Solo così l’energia dello Spirito può circolare e trasfigurare la materia. Il rispetto è la prima forma concreta della relazione. Se l’immortalità è relazione, il rispetto è il suo inizio. Giovanni 13,34: “Amatevi gli uni gli altri”. Chi opera la giustizia è fratello, anche se pensa diversamente. Rispettarlo è carità e testimonianza credibile. Senza rispetto, il discorso su materia, energia e spirito resta teoria sterile. Con rispetto, diventa via praticabile oggi, qui a Stoccarda come ovunque.
D. Concludendo, qual è la “via cristiana” che ha indicato?
R. Tre coordinate, partendo dall’essenziale. Amore, energia suprema: “La carità non avrà mai fine”, 1 Corinzi 13,8. L’energia fisica si disperde, l’amore donato resta nella memoria, nella storia, nelle relazioni. È immortalità che inizia ora. Respiro e Spirito: come la bioenergetica usa il respiro per sciogliere tensioni, la preghiera cristiana apre spazio allo Spirito. Effetti misurabili sul sistema nervoso parasimpatico, senso che va oltre i dati. Incarnazione: Dio si fa materia in Cristo, Giovanni 1,14. Curare il corpo e la scienza è atto spirituale, non materialismo.
D. Un’ultima battuta per chiudere?
R. Siamo spirito che cerca, energia che sente, materia che pensa. In un tempo di polarizzazioni serve diplomazia tra saperi e tra persone. Solo un approccio integrale, fatto di scienza umile, fede dialogante, ravvedimento e rispetto reciproco, trasforma la paura della morte in arte di vivere. Per il cristianesimo l’immortalità è pienezza: relazione eterna con Dio e con gli altri, materia trasfigurata, energia ricomposta.
