AgenPress. “È merito indiscusso del governo di Centrodestra aver rimesso la casa al centro dell’agenda politica, dopo anni di vuoto, la Casa, con risorse e competenze chiare, come da sempre Forza Italia sostiene. Il Piano Casa è una risposta concreta al bisogno abitativo degli italiani, con rigenerazione urbana, sociale, economica ma anche ambientale, con social housing. Con pragmatismo diamo risposte ai cittadini e al settore delle costruzioni, che sarà partecipe diretto. Per concretizzare il Piano, dobbiamo tenere conto delle posizioni dei costruttori emerse con chiarezza durante gli 80 anni di Ance. I dati presentati fotografano una realtà di cui tenere conto. Senza la necessaria flessibilità, a partire dal rapporto fra edilizia convenzioata pubblica ed edilizia privata libera, in relazione al contesto territoriale, per espandere anche alle aree meno centrali e appetibili la possibilità di fare investimenti necessari così da non accentrare nelle grandi metropoli già soffocate ma più attrattive dagli investitori, rafforzando anche l’utilizzo del partenariato pubblico-privato, come da codice appalti, in progetti di finanza sostenibili economicamente per realizzare piani di recupero e programmi infrastrutturali di edilizia integrata, il Piano Casa rischia di non partire in gran parte d’Italia. Non è l’obiettivo di Forza Italia, che vuole rafforzare e migliorare questo eccezionale strumento di sviluppo economico e strutturale della nosta nazione”.
Lo dichiara l’On. Erica Mazzetti, Responsabile Dipartimento Lavori Pubblici di Forza Italia.
“Le simulazioni Ance sono eloquenti: con il 70% di quota convenzionata e il 30% a mercato, l’operazione è sostenibile a Milano con il 6,33% di rendimento e 14,1 milioni di utile. Tuttavia, già a Roma il rendimento crolla allo 0,92% con 1,6 milioni di utile, e a Bari diventa perdita per 16,8 milioni con rendimento allo 0,30%. Questo perché i costi di costruzione sono stabili in tutta Italia, ma il mercato libero ha variabili enormi da città a città, di cui bisogna necessariamente tenere conto”.
“Insomma, serve maggiore flessibilità nella quota di housing convenzionato. In alcune aree l’equilibrio può essere 80-20, riducendo la quota di mercato libero. In altre, il 70-30 non basta a garantire sostenibilità. Non possiamo applicare percentuali rigide in aree diverse: ciò andrebbe a detrimento degli investimenti”. “Serve sinergia tra pubblico, che detta la cornice normativa e finanziaria, e privato, in grado di mobilitare risorse e competenze tecniche. Il Governo c’è e ha dimostrato di saper ascoltare. Ora acceleriamo: flessibilità, sblocco delle procedure, garanzia di rendimento minimo per chi investe”, conclude.
