AgenPress. “Io sono stato identificato da un collega in pensione. Ho cambiato abitazione, ho dovuto vendere un’auto, ho cambiato residenza”.
Lo ha affermato questa sera a “Filorosso”, il programma condotto su Rai 3 da Antonino Monteleone con Adele Grossi, l’ex agente segreto ed ex dirigente del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (DIS), Marco Mancini.
Per la prima volta, nel corso di uno spazio dedicato al pericolo delle infiltrazioni dei servizi segreti russi in Italia, l’ex agente segreto ha rivelato pubblicamente alcuni particolari della sua vita al servizio dello Stato. E ha ricordato come “il giuramento che abbiamo fatto alla Patria, alla bandiera, all’Italia, non è sufficiente andare in pensione per violarlo. Il giuramento è perenne. E’ un onore aver giurato per difendere il nostro Paese”.
Secondo Mancini “da anni l’Italia è un obiettivo di ricerca molto importante e che l’intelligence russa, soprattutto quel servizio CRU che costituì Lenin – e che ancora non ha cambiato acronimo – sia ancora molto forte e molto presente. Vorrei solo citare alcuni fatti. Chi non vede questa presenza di penetrazione dei servizi russi in Italia, ma soprattutto in Europa, non vede l’ovvio. Pochi mesi fa è stato condannato un tenente colonnello di Marina, Walter Biot, a circa 50 anni di carcere per spionaggio mentre cedeva notizie segrete, criptate, e che il ROS, l’ottimo reparto dei Carabinieri, lo ha colto in fragranza di reato. E quindi è stato catturato. Potrei citare altri fatti”.
Mancini ha poi spiegato di condividere “pienamente l’allarme del ministro della difesa Guido Crosetto. Certamente non arriveranno i russi a cavallo, i cosacchi verso Trieste, ma c’è già in atto una penetrazione da parte dell’intelligence russa. Ci sono fatti circostanziati in Germania e in Austria che producono procedimenti penali verso persone che si sono vendute. I cittadini appartenenti all’intelligence si sono venduti e sono stati reclutati dai servizi russi”.
Secondo Mancini “bisogna tornare ai metodi tradizionali. Capire dove sono le sensibilità. Rafforzare il controspionaggio offensivo. Noi del Sismi con questo metodo abbiamo sventato l’11 settembre italiano a Beirut. Il controspionaggio previene il crimine, non corre dietro i cadaveri. La tecnologia è importantissima, ma leggere tra le righe, tra gli spazi bianchi non c’è scritto niente, bisogna interpretare. La tecnologia non interpreta, l’uomo si”.
In apertura di puntata, sollecitato da Antonino Monteleone sulla vicenda legata a Sigfrido Ranucci, Mancini non ha voluto commentare spiegando che “Io non ho nessun conto in sospeso con nessuno”.
