AgenPress. Una sola ora alla settimana dedicata alle donne islamiche ha innescato un acceso dibattito politico e sociale in Alto Adige. Al centro della vicenda c’è il Lido di Salorno, che ha deciso di mettere a disposizione la piscina, subito dopo l’orario di chiusura al pubblico, per le iscritte dell’associazione “Armonia” e per le donne musulmane della zona.
L’iniziativa consentirà alle partecipanti di fare il bagno anche indossando il burkini, il costume che copre gran parte del corpo e che viene utilizzato da molte donne di fede islamica. Secondo il gestore dell’impianto, l’obiettivo è quello di promuovere l’inclusione, offrendo un’opportunità di svago e attività fisica a persone che, per motivi culturali o religiosi, difficilmente frequenterebbero la piscina negli orari ordinari.
La decisione, tuttavia, ha immediatamente suscitato forti reazioni politiche. La vice segretaria della Lega, Silvia Sardone, ha definito l’iniziativa “una scelta senza senso che non favorisce l’inclusione, ma alimenta la segregazione”. Secondo l’esponente del Carroccio, riservare uno spazio esclusivo a un determinato gruppo rappresenterebbe un passo indietro rispetto ai principi di integrazione.
Critiche sono arrivate anche dai rappresentanti della Lega Alto Adige, di Fratelli d’Italia e di Futuro Nazionale Bolzano, che parlano di “integrazione al contrario”, sostenendo che iniziative di questo tipo rischiano di creare divisioni anziché favorire la convivenza.
Di diverso avviso il gestore del Lido, che respinge le accuse e ribadisce come la piscina resti regolarmente aperta a tutti negli orari di esercizio. L’ora riservata si svolgerà infatti esclusivamente dopo la chiusura al pubblico e non comporterà limitazioni per gli altri utenti. L’intento, sottolinea, è quello di rendere l’impianto accessibile anche a chi, per ragioni culturali o religiose, altrimenti rinuncerebbe a frequentarlo.
Il caso riapre il confronto, già emerso in altre realtà italiane ed europee, sul delicato equilibrio tra inclusione e integrazione. Da una parte c’è chi considera queste iniziative uno strumento per avvicinare persone che altrimenti rimarrebbero escluse dalla vita sociale; dall’altra chi ritiene che la creazione di spazi riservati possa favorire una separazione tra comunità invece che una reale condivisione degli spazi pubblici.
La vicenda del Lido di Salorno si inserisce così in un dibattito più ampio, destinato a proseguire anche nelle prossime settimane, tra esigenze di inclusione, libertà religiosa e modelli di integrazione.
