AgenPress. “È arrivato il momento di dimostrare, attraverso i comportamenti quotidiani e non soltanto con le parole, che cosa significhi essere realmente democratici e cristiani. La Democrazia Cristiana si trova davanti a una prova di responsabilità che riguarda non soltanto il proprio futuro organizzativo, ma soprattutto la coerenza con i valori, i principi e la tradizione culturale ai quali si richiama”.
Lo dichiara il senatore Domenico Scilipoti Isgrò, intervenendo sul confronto interno alla Democrazia Cristiana e rivolgendo un appello a tutti i dirigenti, agli iscritti e ai militanti affinché prevalgano il dialogo, il rispetto reciproco e la volontà di ricomporre le divisioni.
“Nel corso di diversi incontri con gli amici della DC ho espresso una convinzione che ritengo oggi più attuale che mai: non possiamo costruire il futuro di un partito di ispirazione cristiana attraverso comportamenti che rischiano di contraddire i valori che dichiariamo di voler rappresentare.
A questo proposito, ritengo che il mio appello alla responsabilità e all’unità non possa essere liquidato superficialmente con l’affermazione che “la politica è un’altra cosa”. La politica ha certamente le proprie dinamiche, le proprie regole e le proprie responsabilità, ma proprio per questo non può prescindere dai principi etici e morali che dovrebbero orientare l’azione di chi sceglie di dedicarsi al bene comune.
Se il cristianesimo rappresenta il fondamento culturale e ideale della nostra esperienza politica, dobbiamo avere il coraggio di dimostrarlo attraverso le nostre scelte, soprattutto quando il confronto diventa difficile e le divisioni sembrano prevalere sulle ragioni dello stare insieme”.
LA POLITICA NON PUÒ DIVENTARE UNA GUERRA TRA PERSONE
“Le differenze di opinione sono legittime e costituiscono una componente essenziale della vita democratica. Anche le questioni relative alla governance, alla legittimità degli organismi dirigenti e al rispetto delle norme statutarie devono essere affrontate con serietà, trasparenza e nelle sedi competenti.
Tuttavia, il confronto non dovrebbe mai trasformarsi in una guerra personale, né il dissenso diventare un motivo di ostilità permanente.
Quando in una comunità politica prevalgono il risentimento, le contrapposizioni e la volontà di affermare sé stessi a ogni costo, si rischia di smarrire la missione fondamentale della politica: servire la comunità, promuovere il bene comune e offrire risposte concrete ai bisogni dei cittadini.
Una guerra interna che alimenti divisioni e rancori rappresenta una sconfitta per la politica e per la capacità diplomatica di trovare soluzioni condivise. Quando, inoltre, tali comportamenti entrano in contraddizione con i valori cristiani dichiarati, viene meno anche la coerenza tra l’identità che proclamiamo e la testimonianza che siamo chiamati a offrire.
È proprio nei momenti più difficili che si misura la credibilità di una comunità politica e il senso di responsabilità di chi ne fa parte”.
PORGERE L’ALTRA GUANCIA NON SIGNIFICA ESSERE DEBOLI
Il senatore Scilipoti Isgrò richiama quindi uno degli insegnamenti fondamentali del Vangelo.
“Porgere l’altra guancia non significa essere deboli, rinunciare ai propri principi o accettare che le regole vengano disattese. Significa, piuttosto, non rispondere all’offesa con altra offesa, non alimentare il rancore e conservare la capacità di riconoscere nell’altro una persona con cui è sempre possibile cercare un confronto rispettoso.
Il cristianesimo ci insegna che l’amore per il prossimo non può essere subordinato all’amore per sé stessi, che il servizio deve precedere la ricerca del potere e che la difesa delle proprie ragioni non deve mai diventare un pretesto per umiliare l’interlocutore.
La vera forza morale non consiste nell’imporre sempre la propria volontà, ma nel saper ascoltare, comprendere e, quando necessario, rinunciare a qualcosa di personale per consentire la realizzazione di un bene più grande.
Non si tratta di abbandonare le proprie convinzioni o di rinunciare alla legittima difesa dei propri diritti. Si tratta di comprendere che la dignità di una persona non si misura dalla capacità di prevalere sugli altri, ma anche dalla disponibilità a costruire con loro un futuro condiviso”.
FARE UN PASSO INDIETRO PUÒ ESSERE UN ATTO DI RESPONSABILITÀ
“In politica, fare un passo indietro viene talvolta interpretato come una sconfitta o un segno di debolezza. Ritengo, invece, che in determinate circostanze possa rappresentare una delle più alte espressioni di responsabilità, discernimento e sapienza.
Nessun incarico, nessuna posizione e nessuna ambizione personale dovrebbero valere più della credibilità e della coesione di una comunità politica.
La responsabilità non consiste soltanto nel rivendicare le proprie ragioni, ma anche nel saper ascoltare quelle degli altri, riconoscere le difficoltà e individuare possibili soluzioni condivise.
La sapienza non ha bisogno di essere proclamata continuamente: si manifesta nei fatti, nella moderazione, nella capacità di scegliere le parole appropriate e, quando necessario, nel coraggio di interrompere una polemica prima che diventi una frattura insanabile.
Per questo rivolgo a tutti i protagonisti di questa fase un invito sincero: ciascuno si interroghi non soltanto su ciò che ritiene di dover ottenere, ma anche su ciò che può responsabilmente fare, o eventualmente a cui può rinunciare, per favorire una ricomposizione nell’interesse del partito.
Compiere un passo verso l’altro non significa perdere la propria dignità. Può significare, al contrario, dimostrare di avere compreso che il bene collettivo viene prima dell’affermazione individuale.
LE REGOLE SONO INDISPENSABILI, MA OCCORRE ANCHE LA VOLONTÀ DI RITROVARSI
«Il rispetto dello statuto, la regolarità delle procedure e la legittimità degli organismi dirigenti costituiscono presupposti imprescindibili della vita democratica di un partito.
Nessuna esigenza di pacificazione può giustificare il mancato rispetto delle regole. Allo stesso tempo, il richiamo alle norme dovrebbe rappresentare un’occasione per ristabilire certezza, trasparenza e fiducia, non un ulteriore motivo di contrapposizione personale.
Le questioni sollevate in merito alla governance della Democrazia Cristiana devono essere affrontate nelle sedi competenti, attraverso un confronto serio e rispettoso delle disposizioni statutarie, affinché le diverse posizioni possano trovare un chiarimento fondato sulle regole e sugli atti formali.
In questo contesto, gli appuntamenti regionali e il congresso nazionale annunciato per il 24 e 25 ottobre a Roma, potrebbe rappresentare un’importante occasione di partecipazione democratica e di chiarimento degli assetti del partito dopo ampia discussione e dibattito preventivo.
Auspico che il confronto congressuale venga vissuto come un momento di ricostruzione e di rilancio, nel quale le diverse sensibilità possano confrontarsi liberamente e nel rispetto delle regole, senza trasformare la competizione interna in una resa dei conti.
Le regole devono garantire la democrazia; il dialogo deve consentire alla democrazia di tradursi in una comunità nella quale tutti possano riconoscersi.
L’obiettivo non dovrebbe essere quello di umiliare una parte o di celebrare la vittoria di un’altra, ma di individuare un percorso che restituisca al partito stabilità, credibilità e una prospettiva condivisa».
IL CRISTIANESIMO NON È UN’ETICHETTA, MA UNA CULTURA DA VIVERE
«La Democrazia Cristiana porta nel proprio nome una responsabilità storica, politica e culturale importante.
Essere un partito di ispirazione cristiana non significa richiamarsi ai valori religiosi soltanto quando risultano convenienti per sostenere una determinata posizione. Significa assumere quegli stessi valori come riferimento morale e criterio di comportamento nella vita pubblica.
Il cristianesimo non può essere vissuto come un supermercato dal quale ciascuno sceglie soltanto i principi che gli fanno comodo, lasciando sugli scaffali quelli che richiedono sacrificio, coerenza, umiltà e capacità di rinuncia.
La fede, quando ispira una cultura politica, non può ridursi a una dichiarazione di appartenenza. Deve tradursi in testimonianza quotidiana, rispetto della persona, solidarietà, giustizia, dialogo e capacità di perdonare.
Non possiamo invocare il Vangelo e, contemporaneamente, alimentare divisioni personali; parlare di fratellanza e coltivare rancori; proclamare il valore del servizio e considerare irrinunciabile ogni posizione di potere.
La coerenza cristiana si manifesta soprattutto quando applicare i propri principi diventa difficile, quando l’orgoglio personale viene messo alla prova e quando il perdono richiede più coraggio della polemica.
È questa la differenza tra utilizzare il cristianesimo come richiamo identitario e viverlo come autentica ispirazione culturale, morale e politica.
Non basta dichiararsi democratici e cristiani: occorre dimostrarlo nell’opera quotidiana, nei rapporti con gli altri, nel rispetto delle regole e nella capacità di anteporre il bene comune ai propri interessi personali.»
L’AMORE È SPERANZA, IL SERVIZIO È LA NOSTRA MISSIONE
«L’amore per il prossimo non è un sentimento astratto né una parola da utilizzare nei discorsi pubblici. È una responsabilità concreta, che si manifesta nella capacità di riconoscere nell’altro una persona degna di rispetto, anche quando le sue idee sono diverse dalle nostre.
La speranza, a sua volta, non consiste nell’attendere passivamente che le divisioni scompaiano, ma nell’impegnarsi affinché possano essere superate.
Una Democrazia Cristiana lacerata da contrapposizioni interne rischia di allontanarsi dalle esigenze delle famiglie, dei giovani, dei lavoratori, degli anziani e di tutti coloro che cercano nella politica risposte ai problemi reali della vita quotidiana.
Il Paese ha bisogno di una politica capace di affrontare le questioni economiche, sociali e culturali con serietà, competenza e visione. Sarebbe pertanto un errore consumare tutte le energie nelle controversie interne, dimenticando le ragioni per cui una comunità politica nasce e si impegna.
Non possiamo chiedere ai cittadini di credere nei nostri valori se per primi non siamo disposti a praticarli.
La politica deve tornare a essere servizio e non esercizio del potere fine a sé stesso; responsabilità e non affermazione dell’ego; costruzione del futuro e non prolungamento delle battaglie del passato.
L’amore è speranza perché ci permette di credere che anche le divisioni più profonde possano essere ricomposte. Ma questa speranza richiede gesti concreti, disponibilità al dialogo e volontà di riconoscersi reciprocamente.
La speranza non si proclama soltanto: si rende credibile attraverso le scelte che compiamo».
L’APPELLO FINALE: È IL MOMENTO DI DIMOSTRARE CON I FATTI CHI SIAMO
«Rivolgo un appello sincero a tutti gli amici della Democrazia Cristiana, ai dirigenti, ai rappresentanti istituzionali, agli iscritti e ai militanti, senza distinzioni e senza pregiudizi nei confronti di alcuno.
È il momento di fermarsi a riflettere, di abbassare i toni e di ritrovare le ragioni profonde del nostro impegno comune.
Non è necessario pensarla tutti allo stesso modo. È necessario, però, riconoscere che le differenze possono convivere quando vengono affrontate con rispetto, regole condivise e autentico spirito democratico.
Nessuno deve essere chiamato a rinunciare ai propri convincimenti, ma tutti dovremmo interrogarci sulla possibilità di ridimensionare le pretese personali quando queste rischiano di compromettere il bene collettivo.
La Democrazia Cristiana non dovrebbe essere percepita come proprietà di una persona, di una corrente o di un gruppo, ma come una comunità nella quale il confronto sia libero, la partecipazione effettiva e le regole rispettate.
Il futuro del partito deve poter nascere dalla capacità di ricostruire fiducia, valorizzare le diverse esperienze e offrire una prospettiva credibile a quanti continuano a riconoscersi nei suoi principi.
Ribadisco, pertanto, che il mio appello non può essere liquidato con superficialità affermando che “la politica è un’altra cosa”. Se la politica è servizio alla comunità, allora i valori morali, il rispetto della persona e la responsabilità verso il prossimo non sono elementi estranei all’azione politica: ne costituiscono una parte essenziale.
Se ci definiamo democratici e cristiani, dobbiamo dimostrarlo proprio quando il confronto è difficile, quando l’orgoglio personale ci spinge a contrapporci e quando sarebbe più semplice alimentare una polemica anziché cercare una soluzione.
L’unità non si impone: si costruisce.
La fede non si esibisce: si testimonia.
L’amore non si dichiara soltanto: si pratica.
La responsabilità non si annuncia: si dimostra.
È questa la sfida che abbiamo davanti. Una sfida che riguarda la nostra credibilità, il rispetto della nostra storia e la capacità di trasmettere alle nuove generazioni una cultura politica nella quale i principi non siano soltanto parole, ma criteri concreti di comportamento.
La vera vittoria non sarà quella di una parte sull’altra, ma la capacità di ritrovare un terreno comune, nel rispetto della democrazia, delle regole e della dignità di ciascuno.
Mi auguro che tutti possano raccogliere questo invito con spirito costruttivo, consapevoli che il bene della Democrazia Cristiana è una responsabilità condivisa.
Perché essere democratici e cristiani non significa soltanto dichiarare ciò in cui crediamo, ma dimostrarlo ogni giorno attraverso ciò che facciamo.
È da questa coerenza, da questa responsabilità e dalla volontà di mettere il bene comune al di sopra delle divisioni personali che la Democrazia Cristiana può ritrovare la forza di guardare al futuro».
Sen. Domenico Scilipoti Isgrò
