Referendum sulla Giustizia. Tassone: “Se passano i Si o i No nulla cambierà”

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AgenPress. Da molto tempo sto cercando di capire qual è il vero oggetto del contendere del referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati. Confesso che non sono riuscito a trovare un segmento che avesse a che fare con la complessa problematica della giustizia. Mi sono convinto che ci troviamo difronte a un falso.
L’oggetto del contendere non è la riforma della giustizia, che non c’è, ma il mai sopito obiettivo di prevalere tra magistratura e politica ieri, oggi ciò che ne rimane di risulta, anche all’interno della stessa magistratura.
I cittadini sono indotti a credere che la legge approvata sulla separazione apra percorsi virtuosi per i processi lunghi, per la fragilità di strutture insufficienti e scarsamente retribuite.
Se passano i Si o i No nulla cambierà. Se il referendum dovesse confermare la legge Meloni Nordio, si chiuderà ogni pur debole prospettiva per una vera riforma della giustizia, oggi sostanzialmente denegata da una legge che è un vulnus alle garanzie costituzionali.
Se c’è solo un interesse a condizionare o a prevalere, significa che non solo l’amministrazione della giustizia è una ammalata grave, ma la democrazia, la tutela dei diritti, la libertà dell’Italia sono a pezzi.
Nel clima eversivo della metà degli anni ‘90 certa magistratura fu influenzata a infliggere colpi ben assestati ai partiti che avevano governato il paese. Furono ondate di sinistra e di destra che indicarono l’obiettivo da abbattere. E la politica crollò e iniziò l’avventura di un Paese che non trova da allora pace ed equilibrio.
Non riesco a capire i penalisti e molti altri che pensano che la riforma in questione assicuri la terzietà dei giudici e mitighi il potere delle procure. Come può avvenire tutto ciò quando il GIP è lasciato senza mezzi per poter dare adeguati riscontri al lavoro e alle richieste delle procure.
Ci troviamo di fronte a fenomeni di occultamento della reale situazione. La storia è piena di eterogenesi dei fini. Infatti chi pensa a un riequilibrio del potere delle procure esse avranno più forza, più mezzi con un loro Consiglio Superiore, mentre i  giudici deboli senza mezzi anche se avranno un loro Consiglio Superiore.
Infine quello che non si tollera è lo stravolgimento delle prerogative del Capo dello Stato con la creazione della Corte di Disciplina che sottrae competenze che sono allo stato del Consiglio Superiore il cui Presidente è il Capo dello Stato.
E’ una eliminazione grave di un prerogativa importante e delicata. Infatti secondo la riforma, il Capo dello Stato presiederà i due Consigli Superiori, per gli inquirenti e giudicanti, che non avranno competenza più sui provvedimenti disciplinati. Invece di rafforzare il ruolo del Capo dello Stato oggi tenuto in un ruolo para onorifico, si avvia la fase preparatoria del progetto del premierato.
Tutto il potere al premier senza intralci di un Parlamento diroccato e di un Presidente della Repubblica dimezzato sempre se non lo si elimini. Votare No significa respingere le false riforme e non far disperdere tutte le energie perché si rafforzi lo Stato di diritto. La contesa vera è questa.
Il resto, dicevamo, un falso ben costruito da illusionisti che non sono mai mancati con qualche “supporter” del tutto inadeguato!
Mario Tassone (ex deputato della Repubblica Italiana – già vice Ministro).
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