Giuseppe Berto a 60 anni dal romanzo “La cosa buffa”. Un amore, una città, un luogo dell’anima nel contesto pre-sessantottino

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AgenPress. Dopo “Il male oscuro” un romanzo, “La cosa buffa”, che scava nei sentimenti attraverso una capacità ironica o una visione estetica dentro una città che urla pacatatamente. Siamo a 60 anni dalla sua prima edizione,  credo che è giunto il momento di rileggere questo capolavoro con gli occhi di oggi, cercando di comprendere la sua essenza più profonda e la sua attualità tra luoghi dell’anima e una Venezia che oscilla tra  “male oscuro” e quel meraviglioso “Anonimo veneziano”. Un clima pre-sessantottino. Mentre con “Anonimo veneziano” siamo già negli anni Settanta.

“La cosa buffa” racconta la storia tra Antonio e Maria. La loro relazione, segnata da una differenza di età e di status sociale, è un percorso di iniziazione alla vita, all’amore e alla scoperta di sé.

Berto ci presenta un Antonio che è un po’ il prototipo dell’intellettuale italiano degli anni ’60. Un uomo che si sente disadattato, che non trova il suo posto nel mondo e che cerca di evadere dalla realtà attraverso l’amore e la fantasia. Alla base del pensiero di Giuseppe Berto c’è sempre un’urgenza di libertà, un desiderio di evitare che la cultura diventi terreno di conquista per qualsiasi tipo di potere. Per lui, il libero pensiero e l’autonomia dell’individuo erano i presupposti necessari per una società veramente democratica e viva. La sua lotta contro le ideologie non era quindi un affermare una posizione neutra, ma un cercare di recuperare quella dimensione umana che spesso veniva sacrificata in nome della politica.

La scrittura di Berto è caratteristica. Un linguaggio semplice e diretto, che sembra quasi parlato, ma che nasconde una profondità e una complessità che si scoprono solo a una lettura più attenta.

Uno degli aspetti più interessanti del romanzo è la rappresentazione della società italiana degli anni ’60. Una stagione di grandi cambiamenti e di profonde trasformazioni sociali. Berto ci mostra una società che è ancora molto tradizionale, con valori e ruoli ben definiti, ma che è anche in cerca di una nuova identità e di una nuova libertà.

La relazione tra Antonio e Maria è anche un simbolo di questa ricerca di libertà e di cambiamento. I due protagonisti sono due persone che si sentono intrappolate nella loro condizione e che cercano di evadere attraverso l’amore.

Il romanzo di Berto è anche un’esplorazione della condizione umana, con tutte le sue debolezze e le sue contraddizioni. Antonio è un personaggio che si sente diviso tra la sua ragione e la sua passione, tra la sua moralità e la sua voglia di vivere.

“La cosa buffa” è un romanzo che si può leggere a più livelli. Infatti è un romanzo d’amore. Un ritratto della società italiana degli anni ’60. Un’esplorazione della condizione umana. È un libro che ha una sua forza e una sua originalità. È stato ripubblicato da Neri Pozza. C’è da dire che la sua lezione rimane viva e attuale, come un invito a non accontentarsi delle facili verità e a continuare a cercare, sempre e ovunque, quella libertà di pensiero che è la base di ogni autentica. Dal romanzo “La cosa buffa”, nel 1972, è stato tratto un film con la regia di Aldo Lado. Tra gli interpreti Gianni Morandi  e Ottavia Piccolo.

Pierfranco Bruni

 

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