AgenPress. Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha partecipato alla Conferenza sulla navigazione marittima nello Stretto di Hormuz, a Parigi presso il Palazzo dell’Eliseo. Al termine ha rilasciato le dichiarazioni congiunte con il Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, il Primo Ministro del Regno Unito, Keir Starmer, e il Cancelliere federale della Germania, Friedrich Merz.
Grazie al Presidente Macron e al Primo Ministro Starmer per questa iniziativa.
Iniziativa che io considero estremamente importante ed è la ragione per la quale ci ho tenuto a esserci personalmente. Chiaramente la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz è una questione assolutamente centrale per la nostra Nazione, per l’Italia, per l’Europa e per la comunità internazionale nel suo complesso.
Si tratta di affermare un principio cardine del diritto internazionale, principio che vale per Hormuz e per qualsiasi altro passaggio dal quale dipendano le catene di approvvigionamento mondiale.
Ma si tratta, ovviamente, di una questione di enorme rilevanza economica: dallo Stretto di Hormuz – come si sa – transita circa il 20% del consumo mondiale di petrolio e gas naturale liquido. Non solo. Si citano spesso i fertilizzanti, altra questione fondamentale e da cui dipende la sicurezza alimentare di milioni di persone, soprattutto nei contesti più fragili. Penso anche alle importazioni nelle Nazioni del Golfo, che sono partner strategici dell’Italia e dell’Europa, e che vedono transitare per Hormuz il 60% dei loro consumi alimentari.
E quindi si capisce facilmente come riaprire Hormuz significhi far fronte a queste criticità, ma significa anche costruire un elemento che è essenziale per qualsiasi soluzione del conflitto mediorientale. E questo, chiaramente, si vede bene in queste ore: la centralità del tema della riapertura di Hormuz nel processo negoziale è particolarmente chiaro, sulla base degli sviluppi di queste ore, quando – come ricordava Macron – in risposta al cessate il fuoco in Libano è stato riaperto – almeno da parte iraniana – il passaggio delle navi nello Stretto per il periodo del cessate il fuoco che è stato negoziato tra Stati Uniti, Iran è Israele. E quindi è parte, la riapertura di Hormuz, di qualsiasi serio progetto di negoziato per la crisi in Medio Oriente.
Chiaramente non è l’unico. Sappiamo che il tema della rinuncia, da parte dell’Iran, alla corsa nucleare, così come costruire un quadro di sicurezza nel quale nessuna Nazione venga minacciata, per il futuro saranno gli altri elementi fondamentali. Ma è la ragione per la quale siamo qui oggi.
Tutti comprendiamo la portata di questa sfida. Voglio ringraziare Keir, Emmanuel, ma anche le tante Nazioni che hanno preso parte, da contesti molto differenti tra loro, alla riunione di questa mattina. Dimostra che il lavoro che stiamo facendo non è un lavoro che è mosso da un interesse di parte, ma è mosso da un interesse generale.
L’obiettivo necessita di uno sforzo che coinvolge diversi ambiti: quello diplomatico, quello securitario, anche umanitario, se si pensa ai marittimi bloccati nel Golfo e se si pensa alle Nazioni che vengono impattate direttamente dalla crisi.
Su tutti questi ambiti l’Italia è pronta a fare la sua parte. Ovviamente, l’attenzione di tutti è concentrata soprattutto sulla presenza navale a Hormuz, aspetto irrinunciabile per diversi motivi: per esigenze concrete, come quella di sminamento del tratto di mare intorno a Hormuz, e più in generale – come veniva ricordato – per rassicurare l’industria marittima e fornire un quadro di sicurezza per le navi in transito nello Stretto.
Ma è chiaro che una presenza navale internazionale a Hormuz può essere avviata soltanto quando vi sarà una cessazione delle ostilità, in coordinamento con tutti gli attori regionali e internazionali e con una postura esclusivamente difensiva. Mi pare che anche su questo ci fosse questa mattina pieno accordo.
Stiamo portando avanti un’importante azione di pianificazione a livello nazionale, l’Italia offre – nel quadro che ho appena disegnato – la sua disponibilità a mettere a disposizione proprie unità navali, chiaramente sulla base di una necessaria autorizzazione parlamentare, per quelle che sono le nostre regole costituzionali.
Ma è un impegno in linea con quanto abbiamo già fatto per la difesa della libertà di navigazione, ricordo Aspides, ricordo Atalanta, le operazioni europee. E particolarmente Aspides, che vanta una presenza importante in un’area attigua a quella di Hormuz, dal mio punto di vista, può rappresentare un’esperienza preziosa anche per quello che stiamo cercando di fare ora.
Quindi è stato un confronto molto produttivo, dimostra come l’Europa sia pronta a fare la sua parte nel quadro della sicurezza internazionale, insieme ai suoi partner.
Ed è una iniziativa che si inserisce in uno sforzo più ampio che continuiamo a portare avanti, che vede costantemente impegnate le nostre Nazioni di fronte a un ciclo di conflittualità che si ripropone ormai costantemente, che quindi non coinvolge solamente il Medio Oriente, ma l’Ucraina e i tanti altri fronti ai quali ormai siamo abituati.
Per quello che ci riguarda faremo tutto il possibile per aiutare a consolidare tanto il cessate il fuoco in Libano, preziosissimo, ottenuto anche con la mediazione degli Stati Uniti, così come la prospettiva di una ripresa dei negoziati per porre fine al conflitto in Iran. Insomma, i fronti aperti sono molti, ma non rinunciamo a costruire soluzioni giuste, durature pragmatiche con determinazione e pazienza, come l’Italia cerca di fare ogni giorno.
