Violenza giovanile e fragilità emotiva: la lettura di Anna Maria Giannini nella conferenza della Fondazione OMRI

- Advertisement -
- Advertisement -

Nel corso della videoconferenza promossa dalla Fondazione Insigniti OMRI sul tema della violenza giovanile, la professoressa Anna Maria Giannini, direttrice del Dipartimento di Psicologia della Sapienza Università di Roma e presidente del Comitato provinciale di Roma della Fondazione, ha offerto una lettura centrata sulla dimensione psicologica e relazionale del fenomeno


AgenPress. Il suo intervento si colloca in una prospettiva che non riduce la violenza giovanile a una mera forma di devianza, ma la interpreta come esito di una crescente difficoltà, da parte di bambini, preadolescenti e adolescenti, nella gestione delle emozioni e delle frustrazioni. In questa chiave, il passaggio all’atto violento viene letto come una risposta immediata a vissuti di disagio che non trovano più adeguati spazi di elaborazione e mediazione.

Un punto centrale dell’analisi riguarda la trasformazione dei processi educativi. Secondo Giannini, si registra oggi una crescente difficoltà degli adulti — genitori e insegnanti — nel costruire confini chiari e coerenti. Da un lato, forme di iperprotezione e di “ipergratificazione” rischiano di indebolire la capacità dei minori di confrontarsi con la frustrazione; dall’altro, l’assenza o l’incoerenza delle regole educative genera un quadro disorientante, nel quale vengono meno modelli stabili di riferimento.

In questo contesto si inserisce il tema della cosiddetta “genitorialità paracadute”, in cui l’intervento adulto tende a risolvere immediatamente ogni difficoltà del minore, comprimendo gli spazi di autonomia e di apprendimento dall’errore. Ne deriva una crescente difficoltà, nei più giovani, a tollerare l’attesa, il limite e la contraddizione.
Un ulteriore passaggio significativo dell’intervento riguarda il ruolo dell’ambiente digitale. L’esposizione precoce e prolungata ai social network e alla rete contribuisce, secondo Giannini, a una progressiva confusione tra dimensione virtuale e realtà fisica, con una conseguente attenuazione della percezione delle conseguenze delle proprie azioni. In questo scenario, comportamenti aggressivi o impulsivi possono essere vissuti come “sganciati” dall’impatto reale sugli altri.

La lettura proposta si inserisce così in una cornice più ampia: quella di una società in cui le trasformazioni tecnologiche, relazionali ed educative stanno modificando profondamente i processi di crescita e di costruzione dell’identità. La violenza giovanile appare, quindi, non come un fenomeno isolato, ma come il segnale di una più generale fragilità dei sistemi di regolazione emotiva e sociale.

Nel dibattito promosso dalla Fondazione OMRI, l’intervento di Giannini ha contribuito a riportare al centro la dimensione psicologica ed educativa del problema, evidenziando come ogni efficace strategia di prevenzione non possa prescindere dal rafforzamento delle competenze emotive e relazionali lungo tutto il percorso di crescita.

- Advertisement -

Potrebbe Interessarti

- Advertisement -

Ultime Notizie

- Advertisement -