AgenPress. “La tragedia che ha colpito la nostra comunità calabrese oggi non ammette puntamenti di dito, ma solo una profonda e rispettosa riflessione sulla fragilità umana e sulla potenza devastante della depressione post-partum. Siamo dinanzi a un dolore che toglie il fiato, un evento che nasce nel silenzio di una sofferenza clinica che, purtroppo, ha avuto il sopravvento su ogni istinto e su ogni affetto”.
Così Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori e già Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Calabria, interviene con estrema sensibilità sui fatti di via Zanotti Bianco.
“Quanto accaduto – evidenzia il sociologo – ci insegna che la depressione perinatale è una patologia complessa che può distorcere completamente la percezione della realtà, portando a compiere gesti che nulla hanno a che fare con la volontà cosciente. Il timore di chiedere aiuto, spesso alimentato dal pregiudizio che ancora circonda il disagio psichico, è lo scoglio più grande da superare. È fondamentale che la società impari a guardare a queste sofferenze con uno sguardo puramente medico e assistenziale, eliminando lo stigma che impedisce alle madri di affidarsi alle cure senza paura”.
Secondo Marziale: “La sfida per il futuro è esclusivamente scientifica e di prossimità socio-sanitaria: “Dobbiamo interrogarci su come rendere le cure psichiatriche e psicologiche più accessibili e rassicuranti. Il supporto alle neo-mamme deve diventare un percorso naturale e costante, una presenza amica e professionale che accompagni la genitorialità fin dai primi giorni. È necessario implementare programmi di assistenza che sollevino le famiglie dal peso di una gestione che, in certi casi, diventa oggettivamente insostenibile per le sole forze dei congiunti”.
Il presidente dell’Osservatorio conclude con un pensiero di vicinanza: “In questo momento ogni pensiero è rivolto alla bambina che lotta in ospedale e al padre, travolto da un evento immane. La comunità deve stringersi attorno a loro con amore e discrezione, mentre le istituzioni sanitarie sono chiamate a lavorare affinché la depressione post-partum non sia più vissuta come un segreto da nascondere, ma come una malattia da curare insieme, con tempestività e tenerezza”.
