AgenPress. “Al di là delle valutazioni introdotte, soggettive, la chiamata al 118, il tono freddo… queste robe qua non hanno nessun pregio dal punto di vista processuale, probatorio. Ma il discorso della conoscenza della casa…cioè se vogliamo vedere, Andrea Sempio conosceva la casa molto meglio di Alberto Stasi, perché ricordo che Alberto Stasi in quella casa non c’era mai entrato fino al 5 di agosto. Questo spesso si dimentica, si pensa che loro fossero fidanzati in casa, nel senso che si frequentassero in casa Poggi. Ma non è così, perché semmai era Chiara che andava a casa Stasi quando i genitori erano via. Quindi ci sono dei dati che sono proprio privi di qualunque valenza a livello proprio probatorio. E quelli che sono stati considerati degli indizi sono stati letteralmente disintegrati dalle prove nuove.”
Lo ha detto l’avvocato Giada Bocellari, legale di Alberto Stasi, intervenuto in collegamento nella trasmissione “Incidente Probatorio – Cronache d’Estate”, su Canale 122 Fatti di Nera.
Al centro del dibattito, la tenuta degli elementi indiziari che portarono alla condanna di Stasi, con un focus sulla presunta conoscenza della villetta dei Poggi da parte dell’imputato.
Secondo la difesa, la narrazione di una frequentazione domestica assidua tra Stasi e Chiara Poggi all’interno della villetta di via Pascoli sarebbe smentita dai fatti. Fino al 5 agosto di quel drammatico 2007, Stasi non avrebbe mai varcato la soglia di quella casa, poiché la dinamica della coppia prevedeva che fosse Chiara a spostarsi nell’abitazione del fidanzato nei periodi di assenza dei genitori di lui. Al contrario, la figura di Andrea Sempio viene richiamata dalla difesa proprio per evidenziare una conoscenza della struttura della casa ben più radicata e documentabile.
Oltre all’elemento logico-comportamentale, l’avvocato Bocellari ha posto l’accento sulle risultanze scientifiche, in particolare sulle perizie relative alle impronte (facendo riferimento agli studi dei consulenti Emiliano e Caprioli). L’argomentazione difensiva punta a dimostrare come, dal punto di vista strettamente probatorio, la sovrapposizione geometrica e morfologica tra l’impronta repertata sul luogo del delitto e i parametri associati a Stasi (come la taglia di calzatura 42) presenti discrepanze insuperabili.
