Iran: attacco alla Chiesa St. Peter di Theran

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La più antica Chiesa Protestante dell’Iran sta per essere sequestrata da un momento all’altro, dopo che le
autorità iraniane hanno ordinato ai responsabili di sfrattare i fedeli che vivono nel complesso,
minacciandoli di arresto qualora si fossero rifiutati di ottemperare all’ordine


AgenPress. L’imminente confisca della Chiesa evangelica di St. Peter di Teheran e lo sgombero dei suoi residenti, appartenenti alle comunità cristiane armene e assire riconosciute in Iran, fanno seguito all’intervento di un ente statale volto a dare esecuzione a un’ordinanza giudiziaria emessa quasi 30 anni fa. L’ordinanza, emessa da un Tribunale Rivoluzionario nel 1998, stabiliva che l’intero complesso della chiesa, che si estende su una superficie di circa 10 acri e comprende due scuole oltre a decine di abitazioni, dovesse essere ceduto all’Organizzazione per l’Esecuzione dell’Ordine dell’Imam Khomeini (EIKO).

Secondo una ex guida della chiesa, non fu fornita alcuna motivazione per tale direttiva. Il Consiglio delle Chiese Evangeliche dell’Iran, responsabile della Chiesa di St. Peter, non era a conoscenza della sentenza e non ha potuto contestarla fino a quando l’ordinanza non è venuta alla luce per caso nel 2008. Tuttavia, fin dal 1980 la Repubblica Islamica ha ripetutamente rifiutato di consentire al Consiglio di rinnovare la propria registrazione e ha archiviato il caso relativo alla proprietà dell’immobile su indicazione dell’Ufficio della Guida Suprema, bloccando di fatto ogni possibilità di ricorso.

Il 16 giugno, alle 12 famiglie armene e alle 8 famiglie assire che vivevano nel complesso della chiesa è stato ordinato di andarsene, mentre ai fedeli è stato chiesto di trovare nuovi luoghi di culto (come se fosse possibile in Iran). Nel momento in cui scriviamo questo comunicato, di fatto, 8 di queste famiglie sono già state fatte sgomberare. La maggior parte di queste famiglie, che vivono nel complesso da molti anni, ha un reddito modesto e «non ha alcuna possibilità di sopravvivere senza il sostegno della chiesa», secondo il Rev. Sargez Benyamin, ex pastore della chiesa. I leader della chiesa sono stati minacciati di arresto qualora le famiglie si rifiutassero di ottemperare all’ordine.

Ci uniamo al Consiglio Mondiale delle Chiese nell’esortare la Repubblica Islamica a:

  •  Cessare immediatamente qualsiasi azione che possa portare alla confisca, al trasferimento, alla demolizione o alla destinazione a fini diversi delle proprietà ecclesiastiche, compresa la Chiesa evangelica di St. Peter.
  • Cessare senza indugio ogni forma di minaccia, intimidazione e pressione legale o amministrativa diretta contro i leader ecclesiastici, il personale, i residenti e i membri della comunità protestante in Iran.

Chiediamo inoltre alla comunità internazionale di:

• Impegnarsi in modo costruttivo e urgente a sostegno della protezione dei siti e dei beni del patrimonio cristiano, comprese queste proprietà ecclesiastiche, nonché del pieno rispetto, per le comunità cristiane in Iran, del diritto alla libertà di religione o di credo (FoRB) e della possibilità di vivere in comunità.

La Chiesa evangelica di St. Peter fu fondata nel 1876, dopo che l’allora scià – Naser al-Din Shah Qajar – concesse il terreno ai missionari americani. L’edificio della chiesa e il complesso circostante rivestono un’importanza storica inestimabile per la comunità protestante e, trovandosi in una posizione privilegiata nel centro di Teheran, la proprietà ha un grande valore commerciale.

L’ente ufficiale che sta cercando di entrare in possesso di St. Peter – l’EIKO – è stato anche responsabile dell’espropriazione della Chiesa Presbiteriana Assira di Mashhad, demolita senza preavviso il mese scorso, nonché della Chiesa Presbiteriana Assira di Tabriz, della Chiesa delle Assemblee di Dio a Gorgan e del centro di ritiro spirituale a Karaj.

La pressione esercitata sulla Chiesa di St. Peter è l’ultimo esempio di come il cristianesimo protestante sia stato lentamente e costantemente represso sin dall’istituzione della Repubblica Islamica nel 1979, e giunge a più di un decennio di distanza da quando la chiesa fu costretta a interrompere le funzioni in lingua persiana per impedire la partecipazione dei cristiani convertiti.

Un tempo in Iran c’erano circa 50 chiese protestanti – la maggior parte delle quali appartenenti alle denominazioni presbiteriana, delle Assemblee di Dio e anglicana – ma oggi solo una dozzina è ancora autorizzata a operare, e deve predicare nelle lingue delle minoranze etniche, l’assiro o l’armeno, e non in persiano.

La famosa avvocatessa iraniana e premio Nobel Shirin Ebadi ha affermato che l’attacco a St. Peter è stato una «continuazione della stessa politica perseguita da anni contro i cristiani iraniani, in particolare i convertiti al cristianesimo: chiusura delle chiese di lingua persiana, minacce ai leader ecclesiastici, arresti dei convertiti, procedimenti giudiziari a loro carico con false accuse legate alla sicurezza e graduale eliminazione della presenza dei cristiani dallo spazio pubblico del Paese».

Ha aggiunto: «La Repubblica Islamica ha dapprima considerato il culto in lingua persiana una minaccia. Poi ha chiuso le chiese di lingua persiana. Successivamente ha perseguito i convertiti al cristianesimo per la loro fede e il loro culto. Ora la portata della pressione è andata oltre i convertiti e ha raggiunto i beni storici, le chiese antiche e persino i luoghi in cui vivono i cittadini armeni e assiri. È la stessa logica della confisca: prima i cittadini vengono privati dei loro diritti evidenti, poi viene loro proibito il culto, poi vengono loro sottratte le case e le chiese e infine vengono sfrattati dalle loro case e dai loro antichi beni».

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