AgenPress. Nuove dichiarazioni riaccendono il dibattito sul delitto di Garlasco. Nel corso di un’intervista esclusiva rilasciata alla trasmissione Zona Bianca, l’ex Procuratore Generale Oscar Cedrangolo ha espresso un giudizio molto critico su alcuni degli elementi che hanno caratterizzato il processo ad Alberto Stasi, sostenendo che «l’indizio più grave contro Stasi? Una bufala».
L’ex Pg ha contestato in particolare una delle ricostruzioni più discusse del caso, quella secondo cui Alberto Stasi avrebbe cercato di orientare gli investigatori verso l’ipotesi di una caduta accidentale dalle scale della villetta di Garlasco, dove il 13 agosto 2007 fu trovata senza vita Chiara Poggi.
Secondo Cedrangolo, tale interpretazione non sarebbe supportata da elementi solidi e rappresenterebbe uno degli aspetti più controversi dell’intera vicenda giudiziaria.
Nel corso dell’intervista, Cedrangolo ha poi allargato la riflessione al rapporto tra giustizia, opinione pubblica e copertura mediatica del caso Garlasco, sostenendo che la forte esposizione mediatica avrebbe inevitabilmente influenzato il clima nel quale si sono sviluppati i vari passaggi processuali.
«E qui ritorniamo al discorso iniziale, quello del sentimento popolare, dell’opinione pubblica, della spettacolarizzazione e degli effetti perversi del processo mediatico», ha dichiarato l’ex Procuratore Generale.
Secondo Cedrangolo, la pressione esercitata dall’opinione pubblica avrebbe potuto incidere anche sulle valutazioni della Corte di Cassazione.
«La gente comune, in vicende come questa, ragiona di pancia. E se la Corte avesse annullato la sentenza di condanna, quale sarebbe stata la reazione? “Come funziona questa giustizia? La prima volta Stasi è arrivato in Cassazione come innocente e non andava bene, poi ci è ritornato come colpevole e neanche va bene. Ma cosa vuole questa Cassazione?”».
Nella parte finale dell’intervista, Cedrangolo ha ribadito quello che, a suo giudizio, rappresenta un principio fondamentale del giudizio di legittimità.
«Questo spiega perché è fondamentale la premessa della requisitoria: in Cassazione non si giudicano imputati, ma sentenze».
L’ex Procuratore Generale ha quindi espresso una valutazione estremamente severa sull’intera gestione giudiziaria del delitto di Garlasco, lasciando intendere come, a suo avviso, il procedimento abbia rappresentato un caso eccezionale nella sua lunga esperienza professionale.
«In 33 anni di carriera mai capitata una cosa simile», ha affermato Cedrangolo, una dichiarazione che sintetizza il suo giudizio critico sull’iter processuale e sulle numerose vicende che hanno accompagnato uno dei casi di cronaca nera più discussi della storia giudiziaria italiana.
