AgenPress. È accaduto al Circo Massimo, al termine di una giornata cominciata all’Altare della Patria e pensata per celebrare gli ottant’anni della Repubblica Italiana. Quattromila ragazze e ragazzi delle scuole di Roma, della Città Metropolitana e del Lazio avevano appena cantato insieme il Canto degli Italiani.
Non lo hanno semplicemente cantato. Lo hanno cantato a squarciagola. Quattromila voci diverse, appartenenti a scuole diverse, a quartieri diversi, a storie diverse, si sono ritrovate improvvisamente dentro la stessa musica, nelle stesse parole, nello stesso ritmo.
E a rendere possibile quella straordinaria sintonia è stata la musica. La Banda Musicale della Polizia di Stato, con la sua autorevolezza e la sua straordinaria capacità di coinvolgimento, e la voce del tenore Francesco Grollo, che ha saputo guidare e trascinare quei ragazzi, hanno trasformato un’esecuzione in un’esperienza collettiva.
È questa, forse, la forza più sorprendente della musica: non chiede chi sei, da dove vieni, quale scuola frequenti. Ti mette accanto agli altri e, per qualche minuto, ti fa sentire parte di qualcosa che è più grande di te.

Poi è arrivato l’ultimo verso. E subito dopo, quel gesto che nessun copione avrebbe potuto scrivere. Un «Sì!» spontaneo, fortissimo, arrivato dal cuore di quella piazza di giovani. E insieme al grido, centinaia di berretti bianchi sono volati in aria.
Non era un giuramento, naturalmente. Nessuno lo aveva chiesto e nessuno lo aveva previsto. Ma in quel gesto c’era qualcosa che lo ricordava. Forse, inconsapevolmente, quei ragazzi hanno riprodotto l’immagine di gesti che hanno visto compiere ai giovani allievi delle Forze Armate e delle Forze di Polizia nel momento solenne del giuramento. Un gesto istintivo, quasi un’imitazione, ma capace di assumere un significato profondo.
Come se, per un istante, 4.000 giovani avessero voluto dire insieme: ci siamo. Non una promessa formale, ma una risposta spontanea alla Repubblica che compie ottant’anni. Ed è difficile non vedere, in quel «Sì», qualcosa di più di un semplice entusiasmo.
C’è la voglia di esserci. C’è il desiderio di appartenere. C’è la scoperta che le parole Italia e Repubblica possono ancora emozionare quando diventano esperienza vissuta e non soltanto una lezione sui libri.

Quella mattina, all’Altare della Patria, avevamo chiesto ai giovani di guardare al Milite Ignoto, al Tricolore, all’Inno nazionale con rispetto e consapevolezza.
Al Circo Massimo è arrivata la risposta. Prima nel silenzio della memoria. Poi nella musica. Infine nella voce. Dal silenzio dell’Altare della Patria al grido di 4.000 giovani al Circo Massimo: memoria, musica e futuro si sono incontrati nello stesso giorno.
E forse è proprio questo il ricordo più bello che possiamo portare con noi da quella giornata. Non soltanto aver celebrato gli ottant’anni della Repubblica, ma aver visto una generazione di giovani sentirsi parte della sua storia.
Perché una Repubblica non vive soltanto nelle istituzioni, nelle leggi e nelle cerimonie.
Vive anche quando migliaia di ragazzi, spontaneamente, trovano una voce comune.
E quel «Sì!» finale, seguito dai berretti lanciati in aria, resterà come l’immagine inattesa e più autentica di una giornata che voleva parlare ai giovani e che, alla fine, ha ricevuto da loro una risposta. Una risposta forte. Insieme.
E’ quanto dichiara, in una nota, il prefetto Francesco Tagliente sul sito della Fondazione Insigniti Omri.
