Servire la Nazione: il significato dell’autonomia

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La riflessione di Costantino Del Riccio, presidente del Comitato consultivo della Fondazione Insigniti OMRI per la Comunicazione istituzionale, prende spunto dalle parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sul significato del servizio esclusivo alla Nazione, per approfondire il valore dell’autonomia, dell’imparzialità e della responsabilità di chi esercita funzioni dirigenziali


AgenPress. La Fondazione Insigniti dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana propone alla riflessione dei propri lettori un contributo di Costantino Del Riccio, presidente del Comitato consultivo per la Comunicazione istituzionale, dedicato al significato del servizio alla Nazione e al valore dell’autonomia di chi esercita funzioni di responsabilità.

Prendendo spunto dalle parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della cerimonia per l’80° anniversario della Confederazione Italiana Dirigenti e Alte Professionalità (CIDA), Del Riccio affronta temi centrali per la qualità delle istituzioni: imparzialità, competenza, responsabilità delle decisioni, rapporto tra politica e amministrazione e impatto delle trasformazioni tecnologiche sulla dignità delle persone. Una riflessione che richiama principi particolarmente vicini alla missione della Fondazione: promuovere i valori costituzionali e una cultura del servizio intesa non come esercizio di potere, ma come responsabilità verso la collettività.

SERVIRE LA NAZIONE: MATTARELLA, IL SIGNIFICATO DELL’AUTONOMIA
Il richiamo di Mattarella nel corso della cerimonia per l’80° anniversario della fondazione della Confederazione Italiana Dirigenti e Alte professionalità – CIDA – riporta al centro la responsabilità di chi dirige: rispondere delle proprie scelte, custodire l’imparzialità, governare il cambiamento senza perdere di vista le persone.

L’espressione decisiva è “servizio esclusivo della Nazione”. Richiamando questo principio Sergio Mattarella ha posto una questione che riguarda il rapporto quotidiano tra cittadini e istituzioni: a chi risponde chi esercita una funzione pubblica? La risposta investe il senso stesso dell’amministrare e la fiducia che una democrazia può chiedere alla propria comunità.
Nella Nazione sono compresi anche quanti dissentono, coloro che non hanno strumenti per far valere le proprie ragioni, chi attende da un ufficio una decisione capace di incidere sulla sua vita. Servirla significa riconoscere a ciascuno la stessa considerazione. È un vincolo esigente, soprattutto quando le pressioni del momento rendono più conveniente assecondare un interesse particolare.

In questa prospettiva va letto il legame, proposto dal Presidente, fra autonomia del dirigente e responsabilità sociale. L’autonomia trova la propria giustificazione nella qualità delle decisioni che consente di assumere. Richiede competenza e libertà di giudizio; comporta, insieme, il dovere di spiegare le scelte e rispondere delle conseguenze. Si indebolisce tanto quando cede alla compiacenza quanto quando diventa una difesa dell’immobilismo.

Per la pubblica amministrazione è un equilibrio concreto. L’indirizzo politico deve potersi tradurre in azione, nel rispetto delle regole e dell’imparzialità. Al dirigente spetta impiegare gli strumenti della propria professione per rendere praticabili le decisioni legittime, segnalare gli ostacoli, assumersi la responsabilità delle soluzioni.

La lealtà istituzionale comprende anche la capacità di formulare una valutazione scomoda. Un’amministrazione nella quale nessuno si sente libero di indicare un errore finisce per privare anche chi governa delle informazioni necessarie a correggerlo.

Il discorso di Mattarella allarga poi lo sguardo alle trasformazioni tecnologiche. Intelligenza artificiale e robotica pongono alla dirigenza pubblica e privata una domanda che precede la scelta degli strumenti: quale miglioramento si vuole ottenere, e per chi? L’aumento dell’efficienza acquista valore sociale quando si traduce anche in servizi accessibili e in condizioni di lavoro rispettose della dignità personale.

Qui la responsabilità assume forme immediatamente riconoscibili. Digitalizzare una procedura può abbreviare un’attesa, ma può anche rendere un servizio irraggiungibile per chi non possiede le competenze necessarie. Automatizzare una valutazione impone di stabilire chi ne controlla i criteri e chi risponde di un errore. Chi dirige deve saper vedere questi effetti prima che diventino problemi scaricati sui cittadini o sui lavoratori. La modernizzazione si misura anche dalla capacità di correggere ciò che, pur funzionando sul piano tecnico, produce esclusione.

In questo ragionamento trova posto il ricordo dei dirigenti assassinati dal terrorismo: Pietro Coggiola, Carlo Ghiglieno, Manfredo Mazzanti, Renato Briano, Giuseppe Taliercio. Mattarella ne ha richiamato le vite spezzate da una violenza che aveva ridotto le persone a simboli da colpire. Ricordarli significa restituire a quelle persone la loro individualità e interrogarsi sul valore civile delle responsabilità che esercitavano.

Da quella memoria discende anche una misura per il confronto presente, senza improprie sovrapposizioni fra stagioni storiche diverse. Il conflitto appartiene alla democrazia; perché rimanga democratico, occorre riconoscere la legittimità dell’interlocutore. L’unità di fondo evocata dal Presidente permette di discutere duramente senza considerare le istituzioni un possesso da conquistare o l’avversario una presenza da cancellare.

Il riferimento conclusivo all’Europa dà a questa responsabilità una dimensione ulteriore. Salvaguardare il modello sociale europeo richiede scelte capaci di sostenerlo nel tempo.
Le tutele hanno bisogno di risorse, le risorse di attività produttive, entrambe di istituzioni in grado di decidere e attuare. Anche per questo la qualità della dirigenza riguarda chiunque utilizzi un servizio, lavori in un’impresa o affidi a un’amministrazione l’esercizio di un proprio diritto.

La credibilità dello Stato si forma in larga parte in luoghi lontani dalla scena politica. In una risposta motivata, in un tempo rispettato, nella possibilità di ottenere lo stesso trattamento senza dover cercare una protezione. È lì che il servizio alla Nazione cessa di essere una formula e diventa un’esperienza sulla quale il cittadino può fondare la propria fiducia. Costantino Del Riccio

Le considerazioni di Del Riccio richiamano principi centrali nella missione della Fondazione: promuovere i valori costituzionali, tutelare la dignità della persona e sostenere una cultura del servizio orientata al bene comune. Come ha sottolineato il presidente della Fondazione, «Perché il progresso, anche tecnologico, sia davvero tale, deve rispettare la persona e contribuire a rafforzare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni».

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