Mario Draghi consegna la campanella a Christine Lagarde. “La Bce è in buone mani”

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Agenpress –  Lasciare la Bce è più facile, sapendo che “è in buone mani. E’ arrivato il momento di passare le consegne a Christine Lagarde. Ho la massima fiducia che sarai una magnifica leader alla Bce”. Lo ha detto il presidente uscente della Bce Mario Draghi in occasione della cerimonia per il suo addio, rivolgendosi alla francese che entrerà in carica il 1° novembre. Con un affettuoso abbraccio c’è stato il passaggio della campanella dorata usata per richiamare all’ordine i membri del consiglio direttivo. “In otto anni non l’ho mai usata”, ha scherzato Draghi, rivolgendosi alla platea.

“Presidente Macron, presidente Mattarella, Cancelliera Merkel: ci avete appoggiato senza indugio nel Consiglio europeo e nei forum globali, in un momento i cui altre banche centrali hanno affrontato pressioni politiche sempre più forti. Avete respinto fortemente le voci illiberali che ci avrebbero fatto voltare le spalle all’integrazione europea”, ha aggiunto  ringraziando i leader politici presenti alla cerimonia per la fine del suo mandato.

“La Bce ha dimostrato che non accetterà nessuna minaccia alla stabilità monetaria, causata da timori infondati sul futuro dell’euro”.

La Bce “ha dimostrato che affronterà qualsiasi rischio alla stabilità dei prezzi e dimostrato che utilizzerà tutti gli strumenti entro il proprio mandato per garantirlo, senza mai infrangere la legge”, ha sottolineato Draghi.

Le politiche nazionali, che tutt’ora giocano il ruolo principale di stabilizzazione nell’Eurozona, “non possono sempre garantire” tale stabilizzazione e dunque “abbiamo bisogno di una capacità di bilancio dell’Eurozona, con delle dimensioni e con un meccanismo adeguato”.

Mario Draghi ha indicato nei “cambiamenti climatici” una “causa” potenzialmente abbastanza forte da spingere verso una maggiore integrazione delle finanze degli Stati dell’eurozona come la Grande depressione degli anni Trenta provocò l’ampliamento del bilancio federale americano.

“La storia mostra che i bilanci sono stati raramente creati al generale scopo della stabilizzazione, ma piuttosto per raggiungere obbiettivi specifici nell’interesse pubblico”, ha premesso Draghi.

“Negli Stati Uniti fu la necessità di superare la Grande depressione che ha portato all’espansione del bilancio federale” negli anni Trenta, ha ricordato il presidente uscente della Bce. “Forse, per l’euro, sarà richiesta una causa impellente come mitigare i cambiamenti per determinare un simile focus collettivo”, ha concluso Draghi.