Omicidio Sacchi. La disperazione del padre. “Mio figlio era pulito e sincero”

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Agenpress – “Mio figlio era pulito e sincero, sempre pronto allo scherzo e aveva tanta voglia di vivere. Tutti lo conoscevano per il bravo ragazzo che era. Gli dicevo di non fidarsi e di stare attento anche a suo fratello. Aveva passione per lo sport. Dopo la morte ho indossato anche i suoi indumenti per prendere coraggio”.

Così il padre di Luca Sacchi ricorda il 24enne ucciso con un colpo di pistola mercoledì notte davanti a un pub di Roma, in zona Appio. Alla conferenza stampa indetta dalla famiglia Alfonso Sacchi dice: “Era stupendo, sempre con il sorriso e aveva tanta voglia di vivere. Gli dicevo di non fidarsi e di stare attento anche a suo fratello. Luca aveva una grande passione per lo sport”.

“Dopo la morte ho indossato anche i suoi indumenti per prendere coraggio”, ha proseguito commosso il padre della vittima. La sera del 23 ottobre “era all’oscuro di tutto, ne sono sicuro. Non aveva bisogno di soldi. Quella sera a casa Luca mi ha dato un bacio e mi ha detto ‘ti voglio bene’. E’ stata l’ultima volta che l’ho visto”.

“Di mio figlio posso dire quello che volete, della fidanzata no. Posso solo dire che era una brava ragazza, lui la amava e l’amavo pure io. Le ho anche detto: ‘Tu per me sei una figlia, la sua stanza è tua se vuoi’. Cos’altro deve fare un genitore? Io spero che Anastasia sia pulita, come la conoscevamo noi. Altrimenti aggiungeremmo dolore su dolore”.

Anche il legale della famiglia Sacchi è intervenuto sulla figura della fidanzata di Luca Sacchi, con la quale “si sono persi i contatti da sabato”. “Su alcuni giornali è apparsa una frase secondo cui per la famiglia Sacchi è immorale difendere Anastasia, sono parole erroneamente intercettate. Quando si parla di lei bisogna camminare con piedi di piombo. Allo stato lei è persona offesa”.

Qualcuno in questa storia sta mentendo, ma non crocifiggiamo Anastasia. Sullo zaino, per esempio, non esistono fonti ufficiali sul contenuto. L’ombra c’è, su tutti i coinvolti”, ha sottolineato l’avvocato.

Riguardo alle ipotesi investigative che parlano di una presunta trattativa legata a una compravendita di droga, spiega: “Mio figlio era all’oscuro di tutto questo, non aveva bisogno di niente, aveva il suo lavoro e per tutto quello che faceva mi chiedeva il permesso o un parere”. E ancora: “Ha pochi amici e mi sembrano tutti bravi, io gli dicevo sempre di non fidarsi della gente ma non perché avevo dei dubbi su chi frequentava, glielo dicevo come farebbe qualsiasi padre con un figlio che esce di casa”.

Il “contatto” con i pusher, nell’ordinanza indicato come “conoscenza intima” di Luca Sacchi, è “un ragazzo che mio figlio conosceva: questa persona l’aveva rivista da 5 o 6 mesi, si conoscevano dai tempi del liceo”, ha detto Alfonso Sacchi.

“Quella sera a casa Luca mi ha dato un bacio e mi ha detto “ti voglio bene”. È stata l’ultima volta che l’ho visto”.