“Noi dobbiamo ricostruire una fiducia, nel senso che si devono ricostruire le comunità nei condomini, nei quartieri. Abbiamo due problemi: la certezza della pena che non c’è e la recidiva. Quando vai in carcere per un furto esci fuori che sei un rapinatore perché il carcere ti obbliga ad alzare il tuo livello criminale – ha proseguito Cento – Nelle stazioni, come ad esempio Termini, con la privatizzazione hanno costruito fortini dentro i binari e fuori hanno lasciato la giungla. E questa è una sicurezza solo per forti e potenti, lasciando fuori degrado e povertà. Dobbiamo portare via i criminali e dare una mano a chi sta lì per condizioni di povertà”.
“Questo governo ha creato 60 nuovi reati e ha aumentato le sanzioni penali di 600 anni. Hanno risolto qualcosa? No, ne devono fare un altro di decreto e fra sei mesi faranno la stessa cosa. Quando Cruciani dice ‘il ladro sa che se entra dentro casa rischia di morire’ non è che smette di fare il ladro – ha concluso Paolo Cento – Non c’è posto al mondo dove anche la più dura delle sanzioni, che è la pena di morte, ha ridotto i criminali. Cosa c’entra l’identificazione biometrica per chi va allo stadio con i furti dentro le case delle persone? È solo una forma di controllo sociale per introdurre il controllo biometrico poi anche nelle piazze, nelle manifestazioni e in tutte le forme di aggregazioni sociali. I magistrati sbagliano, ma non possono dare un ergastolo per un furto di portafoglio. Abbiamo un sistema penitenziario con 66 mila detenuti invece che i 50 mila che può ospitare”.
