Una scalinata intitolata al minatore morto nella tragedia del 1956 e un grande pannello realizzato da 200 donne. Alla cerimonia è intervenuto il Prefetto Francesco Tagliente, presidente della Fondazione Insigniti OMRI: «Una scalinata invita a salire, un’opera d’arte invita a guardare, una storia invita a ricordare»
AgenPress. Settant’anni dopo Marcinelle, la memoria di una delle più dolorose tragedie del lavoro e dell’emigrazione italiana torna a vivere attraverso il nome di un concittadino. A Crispiano una scalinata è stata intitolata ad Abramo Tamburrano, uno dei 136 italiani che persero la vita l’8 agosto 1956 nell’incendio della miniera di Bois du Cazier, in Belgio, dove morirono complessivamente 262 lavoratori di dodici nazionalità.

Alla cerimonia, organizzata dal Comune di Crispiano su invito del sindaco Luca Lopomo, ha partecipato anche il Prefetto Francesco Tagliente, presidente della Fondazione Insigniti dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, che ha proposto una riflessione sul significato della memoria, collegando la vicenda di Tamburrano alla dimensione nazionale ed europea della tragedia.
«Ci sono cerimonie che nascono in un luogo preciso, attorno alla memoria di una persona e di una comunità, ma finiscono per parlare a un Paese intero», ha osservato Tagliente. «Quella di Crispiano appartiene certamente a questa categoria».
La scalinata dedicata a Tamburrano, secondo il Prefetto, non rappresenta soltanto un omaggio a una vittima di una tragedia lontana. «La scalinata richiama la discesa degli uomini nelle profondità della miniera, ma oggi invita a guardare verso l’alto, al futuro delle nuove generazioni. Intitolare quel luogo ad Abramo Tamburrano significa restituire il suo nome alla comunità e trasformare una memoria che rischiava di rimanere affidata soltanto ai documenti e ai ricordi familiari in una presenza viva nella quotidianità del paese».
Un significato che va oltre i confini di Crispiano. La tragedia di Marcinelle, ha sottolineato Tagliente, «non appartiene soltanto a Marcinelle, al Belgio o ai territori italiani dai quali provenivano quei lavoratori. È una pagina della storia italiana ed europea».
E proprio la dimensione europea della memoria assume oggi un significato particolare. «Marcinelle non è soltanto una tragedia da commemorare ogni anno. Può diventare un punto di riferimento comune per costruire una cultura europea della sicurezza, della dignità del lavoro e della tutela della persona».

Accanto alla scalinata, la cerimonia ha avuto un altro simbolo: il grande pannello realizzato dalle 200 Uncinettine di Crispiano, donne di età diverse che hanno trasformato il lavoro individuale dell’uncinetto in un’opera collettiva dedicata alla memoria. «Le loro mani hanno trasformato fili e colori in un’opera che appartiene a tutta la comunità», ha detto Tagliente. «Ciò che nasce come gesto individuale nelle case di ciascuna diventa un’opera collettiva. E così il filo assume un significato ulteriore: è il filo della memoria».
Un filo che, nella lettura del Prefetto, «tiene insieme le generazioni, collega le case alla piazza, il privato al pubblico, la storia personale alla storia collettiva. Unisce il passato al presente e, soprattutto, consegna al futuro una storia che non deve essere dimenticata».
Da qui il passaggio dalla memoria alla responsabilità. «Il vero modo di onorare chi non è tornato da Marcinelle non è soltanto pronunciarne il nome», ha affermato Tagliente. «È fare in modo che quel nome continui a generare consapevolezza. È difendere la dignità del lavoro, pretendere sicurezza, contrastare ogni forma di sfruttamento, coltivare solidarietà e rispettare la dignità di ogni persona».
Una riflessione che tocca anche il ruolo delle istituzioni. La partecipazione di Tagliente, nella sua veste di presidente della Fondazione Insigniti OMRI, si inserisce infatti nel percorso della Fondazione dedicato alla promozione dei principi e dei valori costituzionali e alla costruzione di condizioni di benessere per le future generazioni.
«Marcinelle ci parla innanzitutto di lavoro e di dignità della persona. Ma ci parla anche di solidarietà, responsabilità, sacrificio e integrazione tra popoli. Ci ricorda che dietro ogni lavoratore c’è una persona, una famiglia, una storia e un progetto di vita».
Il significato della cerimonia di Crispiano, dunque, può essere racchiuso proprio nei suoi due simboli principali. «Una scalinata invita a salire. Un’opera d’arte invita a guardare. Una storia invita a ricordare. E una memoria che non vuole restare ferma invita ad agire».

Settant’anni dopo Marcinelle, il filo della memoria continua così a unire Crispiano all’Italia e l’Italia all’Europa. «Ricordare chi è morto sul lavoro significa, soprattutto, lavorare perché nessuno debba più morire per il proprio lavoro. E, come hanno fatto le Uncinettine di Crispiano, continuare a intrecciare fili di memoria per costruire, insieme, un futuro più bello e più giusto».
L’attenzione dedicata anche da Il Messaggero alla cerimonia di Crispiano per il 70° anniversario della tragedia di Marcinelle è un riconoscimento importante che va oltre i confini della comunità crispianese. Il fatto che un grande quotidiano nazionale abbia raccontato l’iniziativa significa che la memoria di Abramo Tamburrano e degli italiani caduti nella miniera di Bois du Cazier entra a pieno titolo nel racconto nazionale di una delle più dolorose pagine della nostra storia. È anche la conferma che una comunità, quando sa trasformare la memoria in un momento di partecipazione, cultura e responsabilità istituzionale, può parlare a un Paese intero. Crispiano, con la sua scalinata dedicata ad Abramo Tamburrano e con l’opera realizzata dalle 200 Uncinettine, ha così contribuito a dare un significato contemporaneo alla memoria di Marcinelle: ricordare il sacrificio di chi è partito per cercare un futuro e, nello stesso tempo, consegnare alle nuove generazioni il dovere di non dimenticare.
https://www.ilmessaggero.it/italia/incendio_miniera_bois_du_cazier-9700762.html
