Sen. Dott. Domenico Scilipoti Isgrò: “La vera felicità dipende dalla bontà e dall’etica”

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Da Marco Aurelio a Cristo: le radici storiche di una Politica per il Bene Comune


AgenPress. «Riguardo all’etica, contrariamente a quanto si pensa che sia qualcosa di doveroso, oneroso, per cui avere dei saldi principi in ordine al bene e al male significa fare un lavoro ed essere tutto sommato infelici, per Marco Aurelio è esattamente il contrario.

La vera felicità – che è la pace del cuore, la serenità di fondo, la quiete, l’essere in pace con te stesso, con gli altri, con l’Universo, con la vita, con la morte, con tutto quello che può avvenire – questa vera felicità dipende dall’etica, scaturisce dalla tua capacità di evitare il male e fare il bene.

Questo insegna l’imperatore, e infatti scrive nel libro IV al punto 10 dei Ricordi: «Qualunque cosa tu faccia falla così, con la volontà di essere buono, nel senso specifico con cui si intende che un uomo è buono».

Radici storiche: lo Stoicismo al potere

Marco Aurelio Antonino, 161-180 d.C., è stato l’ultimo dei “Cinque Buoni Imperatori” e l’unico filosofo a governare Roma.
Scrisse i Ricordi o Colloqui con se stesso non per il popolo, ma per se stesso, nelle pause tra le guerre sul Danubio e i doveri di governo.

In un Impero lacerato da peste, guerre e corruzione, scelse lo Stoicismo come bussola politica: dovere, temperanza, giustizia, bene comune.
Per lui l’etica non era un peso. Era l’unica vera libertà. Perché solo l’uomo buono è libero dalle passioni e dalla paura. Solo l’uomo giusto può governare senza tirannia.

È la lezione di un uomo che aveva tutto il potere del mondo e scelse di parlare di virtù, non di gloria.

Riferimento Cristologico: la pienezza dell’etica è la Carità

A pochi decenni di distanza, il Vangelo porta a compimento questa intuizione.
Se per Marco Aurelio la bontà è “vivere secondo natura e ragione”, per Cristo la bontà è persona: è Lui stesso.

«Nessuno è buono, se non Dio solo» (Luca 18,19).
«Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio» (Matteo 5,8).
«Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri» (Giovanni 13,35).

Cristologicamente, la “pace del cuore” di cui parla Marco Aurelio trova il suo nome: Cristo è la nostra pace (Efesini 2,14).
L’etica smette di essere sforzo e diventa relazione. Evitare il male e fare il bene non è più solo dovere filosofico, ma risposta a Colui che per primo si è fatto buono per noi, fino alla Croce.

Dove lo Stoico resiste, il Cristiano ama. Dove l’imperatore ordina, Cristo serve. È la stessa tensione verso il bene, portata alla sua pienezza.

Riferimento Politico: un’etica pubblica per ricostruire l’Italia

Oggi la politica rischia di considerare l’etica come “onerosa”. Un costo. Un ostacolo.
Ma la storia ci insegna il contrario: senza etica non c’è né autorità né felicità collettiva.

L’impegno della Democrazia Cristiana e dell’Unione Cristiana nasce da qui: rimettere al centro Persona, Bene Comune, Solidarietà, Sussidiarietà.
Principi che non sono ideologia. Sono etica pubblica.

1. Essere buoni nelle istituzioni: trasparenza, sobrietà, servizio. Come chiedeva Marco Aurelio: “fa’ ogni cosa con la volontà di essere buono”.
2. Essere giusti nelle leggi: difendere la famiglia, il lavoro, i più fragili. Perché una legge senza cuore genera solo paura.
3. Essere liberi nelle scelte: non inseguire il consenso ad ogni costo, ma la verità. «La verità vi farà liberi» (Giovanni 8,32).

Una classe dirigente “nata di nuovo” non cerca potere. Cerca il bene. E solo così può ridare fiducia, lavoro e speranza a un Paese stanco.

Conclusione: la Politica come esercizio di bontà

Marco Aurelio aveva capito 1800 anni fa che la felicità non è avere, ma essere.
Cristo ci ha rivelato che l’essere è amare.

Forse è questa la vera sfida per l’Italia del 2026: smettere di contrapporre efficienza ed etica.
Perché un’economia senza anima si ammala, una politica senza bontà si corrompe, un popolo senza valori si spegne.

«Qualunque cosa tu faccia falla così, con la volontà di essere buono».
È un monito per ogni cittadino. Ma è soprattutto un programma di governo.

Solo una politica “buona” può rendere un popolo felice.

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