Giovani tra rischio e risorsa: prevenzione e valorizzazione. Il ruolo di comunità e istituzionale

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Il contributo di Massimo Santucci, cofondatore della Fondazione Insigniti OMRI, al seminario su “Aggressività, violenza e devianza giovanile: prevenzione e responsabilità condivise tra istituzioni, educatori e comunità”, organizzato dalla Fondazione OMRI


AgenPress. Il titolo del dibattito che abbiamo seguito online sabato 18 aprile 2026, organizzato dalla Fondazione Insigniti OMRI, non può farci dimenticare la grande maggioranza di giovani che vive quotidianamente valori e buoni comportamenti.

Fenomeni estremi di violenza giovanile non devono farci dimenticare “la foresta che cresce ogni giorno”: tanti giovani frequentano positivamente la scuola, praticano attività sportiva, si impegnano nel volontariato, vivono serenamente e proficuamente l’ambiente familiare.
Notizie e mass media tendono spesso a presentare un mondo giovanile falsato, per attirare l’attenzione e rappresentare una realtà distorta: non possiamo fare di una serie di episodi estremi la chiave di lettura di un’intera generazione.

Accreditare una visione tutta negativa della nostra gioventù non è un’analisi corretta. Esistono certamente fenomeni da gestire, dipendenze e pericoli da individuare, percorsi educativi da rafforzare, esperienze comunitarie e associative da rinsaldare, buoni maestri ed educatori da valorizzare. Ma occorre essere positivi e ottimisti, senza trasformare criticità e problematiche in un giudizio generalizzato sulle giovani generazioni.

Le famiglie restano detentrici dell’educazione e sono soggetti attivi della crescita dei bambini, integrandosi con la scuola e con le altre istituzioni educative, le associazioni sportive e le comunità religiose, come le parrocchie e i loro oratori.
Un sistema articolato e integrato, che pone al centro la crescita libera e consapevole dell’individuo.

Ogni devianza da tale disegno va gestita con equilibrio e, in via prioritaria, con il dialogo e la comprensione, il supporto psicologico, la prevenzione e le buone pratiche.
I giovani che arrivano a commettere atti di violenza e illegalità sono spesso gli anelli deboli di un sistema che va sostenuto, mai colpevolizzato nel suo complesso, ma valorizzato nelle sue positività.

A chi sbaglia, la risposta deve essere il recupero e la riabilitazione, mai una condanna senza appello. Per gestire la devianza giovanile, la repressione è l’ultima ratio e non rappresenta la soluzione.

Accoglienza ed esperienze comunitarie fondate su valori positivi, rispetto e buoni esempi, gioco e svago alternati a studio e formazione: è questo il terreno su cui costruire.
Equilibrio, buonsenso, dialogo e sinergia tra i soggetti educativi devono essere finalizzati a una crescita matura e virtuosa.

Alcuni fattori economici tendono però a minacciare questo compito delle famiglie e delle istituzioni educative: il profitto legato al gioco e alle scommesse, talvolta con la partecipazione dello Stato; la pubblicità di smartphone e giochi online anche per i più giovani; una parte della produzione musicale priva di contenuti educativi; la diffusione di locali dove vengono somministrati alcolici ai minori o dove circolano sostanze pericolose; programmi televisivi non sempre adeguati, anche in fasce orarie protette.

Il controllo delle famiglie su questi ambiti è spesso insufficiente. Inoltre, la necessità di seguire giovani più esposti e fragili sul piano psicologico richiede il supporto delle istituzioni educative, a partire dalla scuola, che deve poter accompagnare i casi più bisognosi di attenzione.

Occorre un’agenzia pubblica che coordini le attività educative a difesa dei minori e dei giovani, creando sinergie tra le diverse amministrazioni competenti.
In conclusione, serve grande attenzione ai pericoli, insieme a una gestione oculata della prevenzione, con interventi tempestivi nei casi più gravi, che vanno individuati senza trasformarli in simboli generalizzati di un’intera generazione.

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