Violenza giovanile e prevenzione multilivello: il contributo di Giuseppe Linares nel dibattito della Fondazione Insigniti OMRI

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Giuseppe Linares, Questore di Catanzaro, già Direttore della Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato presso il Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno, vanta una ampia esperienza nel campo delle misure di prevenzione e del contrasto alla criminalità organizzata


AgenPress. Nel corso della videoconferenza promossa dalla Fondazione Insigniti OMRI, dedicata al tema della violenza giovanile, il Dirigente Generale della Pubblica Sicurezza Giuseppe Linares, già Questore di Catanzaro e già Direttore del Servizio Centrale Anticrimine della Polizia di Stato, ha offerto un contributo di forte taglio operativo e istituzionale, fondato sull’esperienza maturata nei settori della prevenzione e del contrasto alla criminalità organizzata e alle forme emergenti di devianza.

L’intervento si è collocato in piena continuità con le analisi sociologiche e neuroscientifiche emerse nel corso del confronto, muovendo da una premessa condivisa: la complessità dei fenomeni osservati richiede risposte altrettanto complesse, di tipo “multifattoriale” e, sul piano dell’azione pubblica, necessariamente “multilivello”.

Secondo Linares, il sistema della prevenzione amministrativa e di pubblica sicurezza si è progressivamente evoluto nella direzione di una lettura situazionale dei fenomeni, superando l’impostazione esclusivamente sanzionatoria del diritto penale. In questa prospettiva, il riferimento è alle misure di prevenzione come strumenti anticipatori del rischio, capaci di intervenire prima che la devianza si trasformi in reato.

Un passaggio centrale dell’intervento riguarda la distinzione tra il tempo della giustizia penale e il tempo della prevenzione: il primo inevitabilmente più lento, il secondo chiamato ad agire in chiave anticipatoria. È in questa asimmetria temporale che, secondo Linares, si colloca la funzione strategica delle misure di prevenzione, soprattutto nei contesti urbani più esposti e nei luoghi di aggregazione giovanile.

Il Dirigente Generale ha richiamato l’evoluzione normativa e operativa maturata negli ultimi anni, con particolare riferimento all’esperienza del Servizio Centrale Anticrimine, sottolineando come l’approccio situazionale abbia consentito di sviluppare una lettura più precisa dei contesti a rischio: dalla movida urbana agli esercizi pubblici, fino agli ambienti scolastici e ai luoghi di socializzazione informale.

Un punto di svolta, nella sua analisi, è rappresentato dall’emergere di una nuova dimensione della devianza: la “topologia digitale”. Accanto agli spazi fisici tradizionali si è infatti consolidato un ambiente virtuale nel quale le dinamiche di gruppo, l’emulazione e la costruzione dei comportamenti avvengono con velocità e intensità inedite. In questo spazio, ha osservato, le relazioni si sviluppano in tempi estremamente ridotti, mentre la possibilità di controllo sociale risulta significativamente più complessa.

Particolare attenzione è stata dedicata al rapporto tra mondo digitale e socializzazione reale. La transizione tra comunicazione online e comportamenti nel mondo fisico può generare, secondo Linares, fenomeni di disconnessione percettiva delle conseguenze delle proprie azioni, con ricadute anche gravi sul piano della violenza giovanile.

L’intervento ha inoltre evidenziato alcune criticità nei contesti di aggregazione giovanile, con riferimento all’uso di sostanze, alla gestione degli esercizi pubblici e alla difficoltà di controllo del territorio. In questo quadro si inserisce il tema del coordinamento tra norme, istituzioni e soggetti educativi, spesso caratterizzato da frammentazione e disallineamento operativo.

Un ulteriore profilo richiamato riguarda il ruolo della responsabilità genitoriale e il rafforzamento degli strumenti amministrativi di prevenzione, recentemente oggetto di aggiornamenti normativi. In tale direzione, Linares ha sottolineato la necessità di non considerare la normativa come elemento isolato, ma come parte di una strategia complessiva che coinvolge scuola, famiglia, forze di polizia e amministrazioni locali.
Infine, è stato posto l’accento su un punto decisivo: il “costo sociale della prevenzione”.

Ogni intervento normativo e operativo, ha osservato, richiede risorse, formazione e consapevolezza istituzionale, pena il rischio di una risposta solo formale a fenomeni profondamente strutturali.

Nel quadro delineato dalla Fondazione Insigniti OMRI, il contributo di Linares si inserisce dunque come testimonianza dell’approccio operativo della sicurezza pubblica contemporanea, sempre più orientato all’integrazione tra prevenzione, analisi dei contesti e cooperazione tra istituzioni

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