AgenPress. Esperti di spicco nei campi della scienza, della filosofia, del diritto e della medicina veterinaria, nonché autorità pubbliche e organizzazioni per la protezione degli animali chiedono una riforma immediata del benessere animale.
Nel 2021 la Commissione europea ha promesso di modernizzare la legislazione sul benessere degli animali e di porre fine agli allevamenti in gabbia. Eppure, la proposta legislativa chiave in materia di benessere animale negli allevamenti non è ancora stata presentata. Un’ampia alleanza scientifica e istituzionale composta da 15 organizzazioni e 33 rinomati esperti, tra cui il celebre eticista animale Prof. Peter Singer e la Prof.ssa Anne Peters, Direttrice del Max Planck Institute for International Law, nonché diversi commissari statali tedeschi per il benessere degli animali, hanno rivolto un appello alla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. La loro richiesta congiunta è chiara: l’UE deve agire. La scienza, l’opinione pubblica e il mercato sono ormai orientati verso soluzioni diverse, mentre la politica europea consente ancora che circa 300 milioni di animali siano confinati in gabbie.
L’appello rivolto a Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, è promosso dall’organizzazione per la protezione degli animali Animal Equality. La richiesta è chiara: l’UE deve finalmente tradurre in leggi vincolanti la promessa di tutelare maggiormente gli animali da allevamento e porre fine agli allevamenti in gabbia. A sei anni dall’annuncio iniziale, non è stata ancora emanata una sola nuova legge, mentre circa 300 milioni di animali nell’UE continuano a soffrire in gabbia.
Il 7 luglio la Commissione europea pubblicherà la sua Strategia per l’allevamento. In tale occasione, deciderà se la proposta legislativa sul benessere degli animali, prevista per il quarto trimestre del 2026, includerà misure vincolanti come il divieto delle gabbie.
Oltre ad Animal Equality, l’appello è sostenuto da altre 14 organizzazioni per la protezione degli animali e da 33 esperti nei settori della medicina veterinaria, del diritto, della filosofia, dell’etica, delle scienze politiche e della biologia comportamentale. Oltre ai numerosi sostenitori provenienti dalla Germania, esperti e organizzazioni di Svizzera, Austria, Regno Unito e Stati Uniti hanno aderito all’appello di Animal Equality. Tra i firmatari di spicco figurano, tra gli altri, il noto esperto di etica animale Prof. Peter Singer (Università di Princeton/Università Nazionale di Singapore), la rinomata esperta di diritto internazionale Prof.ssa Anne Peters (Direttrice del Max Planck Institute for International Law), l’esperta di diritto penale e costituzionalista Prof.ssa Dr. Elisa Hoven (Università di Lipsia), la laureata ad Harvard Prof.ssa Charlotte E. Blattner (Università di Losanna), nonché tre commissari statali tedeschi per il benessere degli animali.
Una promessa rimasta inadempiuta per sei anni
Nel 2020, la Commissione europea ha annunciato, nell’ambito della strategia “Dal produttore al consumatore”, che avrebbe rivisto in modo completo la legislazione sul benessere animale entro la fine del 2023.
Nel 2021, a seguito del successo dell’iniziativa dei cittadini europei “Fine all’era delle gabbie”, che ha raccolto oltre 1,4 milioni di firme, è stato assunto un impegno concreto per l’eliminazione graduale degli allevamenti in gabbia, con una proposta legislativa entro la fine del 2023 ed entrata in vigore a partire dal 2027. Tale scadenza è stata ampiamente superata.
Tre richieste chiave alla Commissione europea
In questo contesto, l’appello invita la Commissione europea a presentare la proposta legislativa per la revisione dei regolamenti UE sul benessere animale, prevista per il quarto trimestre del 2026, nei tempi previsti e a strutturarla in modo tale da:
- eliminare gradualmente le gabbie;
- includere il divieto di uccisione dei pulcini maschi;
- garantire una concorrenza leale nel mercato interno dell’UE, riducendo le distorsioni della concorrenza a danno degli allevamenti e degli operatori di mercato che stanno già investendo in standard più elevati di benessere animale, promuovendo al contempo l’armonizzazione dei requisiti per le importazioni nell’UE e controlli efficaci.
“Ogni giorno che la Commissione europea non interviene significa ulteriore sofferenza per milioni di esseri senzienti rinchiusi in gabbie, senza la possibilità di muoversi o esprimere i propri comportamenti naturali. La Commissione lo sa e ha promesso di agire. Ma la proposta legislativa non è ancora stata presentata. Il problema non risiede nella mancanza di volontà da parte della società o del mondo imprenditoriale, bensì in una politica che ignora la volontà dei suoi cittadini e non mantiene le proprie promesse” ha affermato Matteo Cupi, direttore esecutivo di Animal Equality Italia.
Scienza e opinione pubblica chiedono un intervento
I firmatari dell’appello sottolineano che la necessità di agire non è più percepita solo dalle organizzazioni per il benessere degli animali, ma è sostenuta dalla comunità scientifica e da una stragrande maggioranza della popolazione:
Scienza: l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), incaricata dalla Commissione europea stessa, ha affermato chiaramente in diversi pareri scientifici (su maiali, galline ovaiole, anatre, oche e quaglie) che l’allevamento in gabbia è associato a una significativa sofferenza animale e deve essere interrotto. Inoltre, l’EFSA ha evidenziato le preoccupazioni relative al benessere animale in merito all’abbattimento dei pulcini e ha raccomandato lo sviluppo e l’utilizzo di alternative.
Opinione pubblica: l’iniziativa dei cittadini europei “Fine all’era delle gabbie” ha raccolto il sostegno di oltre 1,4 milioni di persone nel 2019. Secondo Eurobarometro 2023, l’84% degli europei chiede una maggiore tutela per gli animali da allevamento. Nella consultazione pubblica della Commissione (2025), la stragrande maggioranza delle oltre 190.000 risposte si è espressa a favore della fine dell’allevamento in gabbia. Concorrenza europea: i pionieri svantaggiati
La mancanza di standard a livello europeo crea una concorrenza sleale: gli allevamenti di paesi come la Germania, che hanno investito in sistemi di allevamento senza gabbie per le galline ovaiole o hanno vietato l’abbattimento dei pulcini in virtù delle normative nazionali sul benessere animale, si trovano ora a competere con produttori di altri Stati membri che operano secondo standard inferiori, nonché con importazioni da paesi terzi, non soggette a requisiti comparabili. Questo penalizza chi si è mosso per primo e scoraggia gli altri dal seguire l’esempio. Il risultato: nonostante alcuni miglioramenti, milioni di animali, anche in Germania, vivono ancora in condizioni che violano gli standard di benessere animale.
Ciò che manca è un quadro giuridico europeo equo e uniforme che garantisca sicurezza nella pianificazione per tutti gli allevamenti, riducendo in modo definitivo ed efficace la sofferenza degli animali.
L’appello per il benessere animale si affianca alla campagna di Animal Equality “Riforma del benessere animale nell’UE – Ora!”, che si batte per leggi europee più rigorose in materia di benessere animale attraverso una lettera aperta a tutti i cittadini e continue azioni di protesta a Bruxelles.
