AgenPress. Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è a Palermo dove partecipa alla Cerimonia di svelamento della Fiat Croma sulla quale furono uccisi Giovanni Falcone e Francesca Morvillo, presso il Museo del Presente Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Al suo arrivo, ha presieduto la riunione del Comitato provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica presso la Prefettura insieme al Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, e al Ministro della Giustizia, Carlo Nordio.
L’intervento del Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, alla riunione del Comitato provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica presso la Prefettura di Palermo
È una giornata importante in una settimana importante che, come voi sapete meglio di me, si conclude con il 34esimo anniversario della strage di Via D’Amelio che uccise il Giudice Paolo Borsellino e cinque uomini della sua scorta, uomini e donne. Una giornata che chiaramente ci consegna una responsabilità ancora più forte, perché questa è una città che con la sua storia ha contribuito alla identità, alla coscienza civile della nostra Nazione nel suo complesso. È un luogo in cui lo Stato ha dimostrato, più forse che in ogni altro luogo, la sua capacità di non essere disposto a indietreggiare quando i momenti davvero difficili arrivavano, di non essere disposto ad indietreggiare di fronte alla violenza mafiosa. Ed è un messaggio che chiaramente noi raccogliamo e proviamo a rilanciare, proviamo a ribadire con la stessa determinazione anche oggi, non solamente celebrando chiaramente i nostri eroi del passato, ma anche provando a capire come si possa fare la nostra parte per essere all’altezza di quell’esempio e di quell’insegnamento.
Sappiamo bene che cosa è accaduto di recente in alcune zone di questa città, in particolare nella periferia nordovest in diversi comuni della fascia costiera, da Isola delle Femmine a Capaci e Carini: le raffiche di kalashnikov, le intimidazioni ai commercianti e agli imprenditori, le taniche di benzina date alle fiamme per terrorizzare i cittadini. Sono immagini che non vedevamo da tempo ma che non abbiamo alcuna intenzione di tollerare. E allora io sono qui anche e soprattutto per dire grazie, perché lo Stato non è rimasto a guardare. Proprio nelle scorse ore, i carabinieri del Comando Provinciale di Palermo, ai quali chiaramente va il nostro ringraziamento, hanno eseguito il fermo di 22 persone, poi diventate 24, se non vado errata, ritenute protagoniste dell’escalation criminale degli ultimi mesi.
Quindi gli autori mandanti degli attentati e delle intimidazioni che da novembre scorso hanno terrorizzato il mandamento di Tommaso Natale San Lorenzo, sono le stesse mani che avevano riportato i kalashnikov nelle strade di questa città. Un’indagine coordinata dalla direzione distrettuale antimafia guidata dal procuratore De Lucia, con accuse che rivano fino all’estorsione, alla detenzione di armi da guerra aggravate dal metodo mafioso.
Insomma, è un segnale che io considero inequivocabile, particolarmente bello perché arriva in questa settimana. Chi pensa di riportare Palermo indietro, chi pensa di terrorizzare chi lavora onestamente, troverà di fronte a sé uno Stato determinato che reagisce e che colpisce.
E di questo io devo ringraziare il Procuratore De Lucia, tutti i magistrati, gli inquirenti, tutte le forze dell’ordine. Quindi questo tavolo, diciamo, nella sua complessità. E voglio ricordare che accanto a queste indagini lo Stato ha agito subito anche sul territorio.
Il Prefetto Mariani, che pure ringrazio, ha disposto l’istituzione delle zone rosse a Sferracavallo, allo Zen, i quartieri che sono più esposti a questi fenomeni, il Ministro Piantedosi ha assegnato 90 agenti in più per il controllo del territorio, sono unità che si sommano alle 850 già destinate a quest’area dal 2025 ad oggi, il Ministero dell’interno insieme al Prefetto Pisani, ha individuato ulteriori risorse per l’assunzione di personale della Polizia Locale per l’attività straordinaria di controllo, ai 9 milioni di euro che sono stati già assegnati a Palermo e ai comuni dell’area metropolitana, se ne aggiungeranno altri 6 e sono chiaramente risorse molto preziose che servono a finanziare i progetti di sicurezza urbana e di potenziamento dei presidi sul territorio.
In particolare, partirà tra poco la sperimentazione di impianti di videosorveglianza a fini investigativi nelle zone che sono più a rischio della città. Telecamere che sono gestite direttamente dalla squadra mobile per prevenire e per reprimere i reati.
Penso che siano segnali importanti di una capacità, soprattutto che c’è, di fare gioco di squadra, di un’attenzione reale e costante che, dal mio punto di vista, va ancora rafforzata e che siamo qui per ragionare di come rafforzare ancora insieme anche per continuare a garantire il massimo sostegno alle vittime delle intimidazioni del racket. Il messaggio deve essere chiaro: lo Stato c’è, non lascia sole le persone per bene, quelle che ogni giorno si rimboccano le maniche per creare ricchezza e lavoro in questo territorio.
Però, io penso però io penso che possiamo riuscire a fare di più, che possiamo riuscire a fare ancora meglio. Allora, penso che l’obiettivo di questo comitato dovrebbe essere quello di fissarsi come obiettivo: trovare nel più breve tempo possibile le soluzioni operative per avviare un’operazione straordinaria di controllo e di presidio fisso del territorio a partire dai quartieri che sono più a rischio. Penso, soprattutto, allo Zen, ma non solamente. Presidio che si può garantire ovviamente con le forze di polizia, ma non solamente, forse anche con il coinvolgimento dei militari e dell’esercito in operazioni congiunte, se necessario possiamo anche intervenire sulle norme che oggi disciplinano strade sicure.
E penso che questo sia il passo successivo che possiamo fare per rafforzare ancora di più un lavoro importante che è stato fatto e che è necessario per stroncare l’escalation di violenza che una parte di questo territorio sta vivendo, mandare avanti un lavoro del quale dobbiamo andare fieri.
Dal 2023 a oggi, qui a Palermo, sono state realizzate 118 operazioni ad alto impatto, comprese quelle nelle stazioni ferroviarie. Sono stati impiegate oltre 3000 unità di forze di polizia, sono state controllate più di 14000 persone, con le zone rosse sono state controllate circa 45000 persone, di cui quasi 3500 stranieri, allontanando i soggetti che sono stati ritenuti pericolosi con precedenti di polizia.
Negli ultimi quattro anni nella città metropolitana di Palermo i beni confiscati alla mafia, che sono stati restituiti alla collettività, trasferiti agli enti locali, sono cresciuti di quasi il 60%, 128 immobili confiscati che sono stati destinati prevalentemente all’emergenza abitativa, cioè la ricchezza strappata alle mafie torna nella disponibilità della collettività per aiutare i problemi delle famiglie, particolarmente di quelle più fragili.
Lo Stato non ha qui abbassato la guardia, continua a colpire la criminalità organizzata nei suoi interessi economici, nelle sue strutture, nella sua capacità di intimidazione.
Dobbiamo insistere evolvendo, anche perché chiaramente le mafie cambiano, investono nell’economia legale, sfruttano le nuove tecnologie, cercano nuovi spazi di infiltrazione, nuovi strumenti per condizionare il tessuto produttivo, e per questo è fondamentale anche continuare a rafforzare gli strumenti investigativi e a sostenere il lavoro di tutte le istituzioni che sono impegnate su questo fronte.
Quindi io sono qui soprattutto per dire grazie a voi, e con voi, per dare un messaggio chiaro, e cioè che a Palermo lo Stato c’è e vuole essere sempre più presente con determinazione, certo con umiltà, ma con costanza e con determinazione senza mai indietreggiare, perché questo è il modo più serio che conosciamo di onorare la memoria di chi ha dato la vita per la libertà, per la legalità in territori come questo.
