AgenPress. In relazione al caso Adinolfi, l’avvocato Giovanni Spinapolice, esperto di truffe finanziarie, annuncia l’avvio di un’attività di approfondimento finalizzata a verificare i possibili profili di responsabilità civile e finanziaria connessi alla perdita dei capitali:
«L’inchiesta della Procura di Roma riguarda la cosiddetta “scommessa collettiva”, un sistema nel quale, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero state raccolte somme da privati per essere impiegate nelle scommesse sportive, con prospettazione di rendimenti. Mario Adinolfi respinge integralmente le accuse, si dichiara innocente, sostiene di non avere mai sollecitato nessuno e riconduce l’attività a una forma di gioco collettivo. Sarà la magistratura ad accertare i fatti e le eventuali responsabilità penali. Il nostro lavoro segue un piano diverso rispetto all’indagine penale», spiega Giovanni Spinapolice.
«Per chi sostiene di avere affidato il proprio denaro e di aver subito una perdita, la domanda è un’altra: dove sono passati i soldi? Non intendiamo – prosegue l’avvocato- anticipare alcun giudizio sulle responsabilità personali. Vogliamo comprendere se, partendo dalla natura delle operazioni e ricostruendo il percorso del denaro, possano emergere altri soggetti chiamati a rispondere sul piano civile e finanziario».
«Il primo nodo – osserva – riguarda la qualificazione sostanziale delle operazioni. Se una pluralità di persone affida capitali a un soggetto, gli lascia le decisioni sul loro impiego e attende dalla gestione un rendimento, occorre verificare se l’operazione abbia assunto natura finanziaria e integri, nella sostanza, un prodotto finanziario. Impiego del capitale, aspettativa di rendimento e rischio connesso all’investimento sono gli elementi utilizzati dalla Consob per individuare un investimento di natura finanziaria. La domanda, a quel punto, è inevitabile: l’attività concretamente svolta richiedeva un’autorizzazione?».
«Il tema non riguarda necessariamente soltanto chi abbia materialmente raccolto il denaro. Occorre – sottolinea – verificare il ruolo eventualmente assunto anche da altri soggetti nel concreto funzionamento dell’attività. Il singolo bonifico può dire molto poco. I flussi, invece, raccontano l’attività. Cento versamenti, esaminati separatamente, possono apparire come cento operazioni ordinarie. Letti nel loro insieme, possono raccontare una realtà economica completamente diversa. Bisogna capire che cosa rappresentassero quelle somme, dove siano transitate e quali soggetti siano intervenuti».
«Le verifiche riguarderanno la documentazione disponibile, i rapporti contrattuali, le modalità di raccolta e la destinazione delle somme. L’obiettivo è stabilire se le operazioni oggetto di contestazione presentino caratteristiche riconducibili a forme di investimento finanziario non autorizzato. Se avessi perso una somma importante, non mi chiederei soltanto chi abbia raccolto il mio denaro. Mi chiederei quale percorso abbiano seguito i capitali e quali soggetti siano intervenuti. Perché seguire il denaro significa capire chi può essere chiamato a risponderne», conclude Giovanni Spinapolice.
