Maruotti (ANM): “La riforma porta ad uno smantellamento del CSM, lo si indebolisce per poterlo controllare meglio. Serve a intimorire i magistrati”

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AgenPress. “L’ANM sta portando avanti il suo percorso di informazione dei cittadini sulla riforma, che riguarda lo smantellamento del Consiglio Superiore della Magistratura. Smantellamento perché si tratta di una ristrutturazione del CSM che porterà al suo indebolimento. Lo si indebolisce per poterlo controllare meglio e privarlo di autorevolezza. Ma anche la esternalizzazione della funzione disciplinare affidata ad un’altra corte non ha motivo di esistere, serve per intimorire i magistrati”.

Queste le parole di Rocco Gustavo Maruotti, Segretario Generale dell’ANM, su Radio Cusano Campus, nel corso del programma “Battitori Liberi”, condotto da Gianluca Fabi e Savino Balzano.

“La riforma non c’entra con gli errori giudiziari, si usa questo per far credere che con la riforma la giustizia migliorerà. Ma ho una notizia: la giustizia non cambierà, i problemi in questi tre anni non sono mai stati affrontati – ha proseguito Maruotti – Noi italiani dobbiamo decidere se affidare l’amministrazione della giustizia ai professionisti oppure a chi si informa sui social o a chi non ha competenza giuridica ed emette sentenze, quindi se avere una giustizia professionale o far decidere al popolo se salvare Gesù Cristo o Barabba”.

“Il giudice decide cose importanti che riguardano la vita delle persone e la loro libertà, credo sia in malafede chi pensa che possa decidere in un modo piuttosto che in un altro per fare un favore al pubblico ministero. Soprattutto se a dirlo sono dei professionisti – ha concluso Maruotti – L’equidistanza è garantita dal Codice di Procedura Penale, che prevede istituti come l’astensione o la ricusazione, strumenti attivati quando ci sono dubbi sull’imparzialità del giudice. Un giudice professionale decide indipendentemente da tutto. Tutti i Paesi in cui c’è la separazione delle carriere hanno un assoggettamento del PM all’esecutivo. Pensiamo ad Iran, Cina, Corea del Nord, sappiamo in questi Paesi che fine fanno i diritti fondamentali. Non basta un’enunciazione di principio”.

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