Il bilancio della giornata, è insieme positivo e impegnativo: positivo per la solidità dei valori che continuano a essere riconosciuti come fondanti; impegnativo perché evidenzia quanto sia necessario custodirli e tradurli in comportamenti coerenti
AgenPress. Le celebrazioni del 25 aprile di quest’anno hanno offerto, nel loro complesso, un’immagine articolata del Paese: da un lato la forza dei valori condivisi che affondano nelle radici della Repubblica, dall’altro alcune criticità che richiamano alla necessità di un rinnovato impegno civile.
Tra i punti di forza, va anzitutto sottolineato il messaggio proveniente dalle istituzioni. Le parole del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, hanno ribadito con chiarezza il significato profondo della Liberazione come espressione di “amor di Patria” e come fondamento della convivenza democratica. Un richiamo che si inserisce in una linea condivisa anche dalle altre massime cariche dello Stato, orientata a riconoscere il 25 aprile come patrimonio comune, capace di unire al di là delle differenze.
A questo si aggiunge la partecipazione diffusa di cittadini, associazioni e giovani, segno di una memoria che continua a vivere nella società e che trova nella Costituzione il suo punto di riferimento. In questa prospettiva, la ricorrenza si conferma non solo come momento commemorativo, ma come occasione di rinnovata consapevolezza collettiva.
Accanto a questi elementi positivi, tuttavia, non possono essere ignorate alcune criticità che hanno segnato la giornata. Episodi di tensione e di violenza, come quelli verificatisi a Roma e a Milano, insieme a manifestazioni di intolleranza e a contrapposizioni ideologiche, hanno finito per offuscare, almeno in parte, il significato unitario della ricorrenza. Si tratta di segnali che non possono essere sottovalutati, perché rischiano di trasformare una festa di coesione in un terreno di divisione.
Proprio per questo, la giornata del 25 aprile richiama con ancora maggiore forza alla responsabilità di tutti: istituzioni, corpi intermedi e cittadini. La memoria della Liberazione, infatti, non può essere ridotta a elemento di contrapposizione, ma deve continuare a rappresentare un punto di incontro, capace di parlare al presente e di orientare il futuro.
In questo senso, appare quanto mai attuale il richiamo a uno spirito di unità nazionale che trova nella storia della Resistenza una delle sue espressioni più alte: una stagione in cui culture politiche diverse seppero convergere su un obiettivo comune, ponendo le basi della Repubblica. È in quella capacità di sintesi e di responsabilità condivisa che si può individuare ancora oggi una chiave per affrontare le sfide del nostro tempo.
Il bilancio della giornata, dunque, è insieme positivo e impegnativo: positivo per la solidità dei valori che continuano a essere riconosciuti come fondanti; impegnativo perché evidenzia quanto sia necessario custodirli e tradurli in comportamenti coerenti.
È in questa prospettiva che il 25 aprile può continuare a essere non solo memoria, ma progetto: un’occasione per rafforzare la coesione civile e per rinnovare l’impegno verso una Repubblica sempre più consapevole delle proprie radici e della propria responsabilità nel futuro.
A ricordarlo con parole particolarmente nette è stato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: «A muoverci è amor di Patria». Un richiamo che restituisce al 25 aprile il suo significato più autentico e insieme più esigente: non una celebrazione di maniera, ma un impegno che vive nel presente e orienta le responsabilità di tutti.
Questa è la riflessione del Prefetto Francesco Tagliente, presidente della Fondazione Insigniti OMRI, impegnata nella promozione dei principi e dei valori della Costituzione, pubblicata sul sito della Fondazione.
