AgenPress. Non ricordavo da tempo l’interesse che ho riscontrato al Convegno del Comitato di Iniziative Popolari, tenutosi l’altro giorno a Roma nella sala della Fondazione Matteotti su “Nuova legge elettorale: ultimo atto di una deriva antidemocratica! Gli Italiani al bivio: Demokratura o Democrazia?”.
Già il tema rompeva gli schemi di un conformismo avvilente, un male che affligge il Paese che non affronta i problemi ma ne occulta la portata. Una pratica stanca dove le passioni, i convincimenti sono compressi in comode scelte dove prevalgono gli aggiustamenti a perdere.
Una situazione inaccettabile. Si rinuncia a ritrovare nel passato le motivazioni più profonde per rompere la congiura dell’inerzia del pensare, imposta da gruppi che inseguono i loro… pensieri! Parlavo del grande interesse dell’evento, che ha avuto rilevanza e spessore nei tantissimi interventi di parlamentari, sindacalisti, costituzionalisti, espressioni di comitati impegnati nel sociale.
Questo fa ben sperare. Forse si muove qualcosa in una realtà piegata fino ad ora da una resa morale. Discutendo di riforma elettorale si è denunciato il processo di decomposizione della democrazia, avviato nella metà degli anni ‘90. Un disegno eversivo che ha minato le fondamenta della nostra Costituzione con le leggi elettorali liberticide.
Oggi siamo all’ennesima riforma elettorale, confezionata dalla maggioranza e con i sempre pronti ad “esserci”: un altro sfregio della Costituzione. E’ stato un crimine istituzionale aver umiliato il Parlamento, presidio delle garanzie democratiche, di controllo.
Un popolo non può rinunciare alla sua rappresentanza, non può accettare che deputati e senatori siano nominati dal crogiolo delle oligarchie che non rispondono a nessuno. Vi è ormai un potere disseminato in tanti centri. Il no fermo espresso alla Fondazione Matteotti è la difesa della nostra libertà.
Fa impressione l’affermazione secondo cui i cittadini non siano interessati alla legge elettorale, ma ai problemi sociali. E’ un falso, i cittadini chiedono giustizia, buone leggi onestà di comportamento. Se i diritti non sono tutelati dalle istituzioni di rappresentanza del popolo, tutto è lasciato a imprendibili personaggi senza meriti, che rispondono solo all’enclave dei loro accoliti.
L’attentato alle istituzioni democratiche parte anche dal libro di Rizzo e Stella sulla Casta. Ha alimentando odii sulla classe dirigente in un giudizio generalizzato e ingiusto provocando destabilizzazione e sfiducia. Le caste vivono indisturbate nel nostro Paese, opulente oggi e inimmaginabili nel passato, che non meritano però l’attenzione di Rizzo e Stella.
La crisi delle libertà democratiche viene da lontano: tangentopoli, procuratori d’assalto, massoneria deviata, strutture infedeli dello Stato e debolezza di politici che cedettero alla canea eversiva per viltà.
Ho visto l’altro giorno sussulti inediti e volontà. Si è detto no all’ultimo atto di una legge elettorale che affossa definitivamente la Costituzione. Lottiamo per evitare quello che accadde allo Statuto Albertino, svuotato dalle leggi fasciste con la complicità di un re inetto. No alla resa, si alla fedeltà alla Costituzione, si alla Repubblica parlamentare. E’ la scelta della dignità e dell’onore.
Mario Tassone (ex deputato della Repubblica Italiana – già vice Ministro).
