La misura di salvaguardia potrebbe entrare in vigore dal 1° dicembre e restare attiva per quattro anni. Il contingente aumenterà del 6% annuo a partire dal secondo anno e riguarderà le importazioni di veicoli ibridi da tutti i Paesi.
AgenPress. L’Unione europea si prepara a introdurre un limite alle importazioni di automobili ibride, con un contingente iniziale fissato a 350.000 veicoli all’anno. La misura di salvaguardia potrebbe diventare operativa già dal prossimo 1° dicembre e avrebbe una durata complessiva di quattro anni.
Il contingente previsto per il primo anno di applicazione sarà pari a 350.000 automobili ibride importate nel mercato comunitario. Dal secondo anno, il limite aumenterà del 6% ogni anno, secondo un meccanismo di crescita progressiva destinato ad accompagnare l’applicazione della misura nel periodo previsto.
Il tetto non riguarderà esclusivamente le vetture prodotte in Cina, ma si applicherà alle importazioni di veicoli ibridi provenienti da tutti i Paesi. La scelta risponderebbe alla necessità di rispettare il principio di non discriminazione previsto dalle norme dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC).
La misura, quindi, potrebbe incidere non soltanto sui costruttori cinesi, ma anche su altri produttori internazionali che esportano auto ibride verso l’Europa.
Negli ultimi anni, le case automobilistiche cinesi hanno rafforzato la propria presenza in Europa grazie a una gamma sempre più ampia di modelli, prezzi competitivi e investimenti nelle tecnologie elettrificate. Accanto alle auto elettriche a batteria, i veicoli ibridi e ibridi plug-in rappresentano una componente importante delle strategie di espansione dei produttori asiatici.
La crescente diffusione di questi modelli ha alimentato le preoccupazioni europee per la competitività dell’industria automobilistica continentale. I costruttori europei devono infatti confrontarsi con nuovi concorrenti in un mercato caratterizzato da una transizione tecnologica costosa, da investimenti industriali rilevanti e da una domanda che evolve a ritmi differenti nei singoli Paesi.
Il dibattito sulle importazioni di ibride si inserisce inoltre nella più ampia controversia commerciale tra Bruxelles e Pechino, già segnata dai dazi europei sui veicoli elettrici a batteria prodotti in Cina. Questi ultimi sono oggetto di misure antidumping compensative adottate dall’UE nel 2024, nell’ambito di un procedimento relativo ai sussidi pubblici cinesi.
L’introduzione di un contingente potrebbe modificare le strategie commerciali dei produttori, incidendo sulla distribuzione dei volumi importati e sulle decisioni relative ai modelli destinati al mercato europeo.
Un limite alle importazioni potrebbe spingere alcune aziende a rivedere i propri piani di esportazione, privilegiare determinati modelli oppure valutare investimenti produttivi all’interno dell’Unione europea. Per i consumatori, gli effetti dipenderanno dalla risposta dei costruttori, dalla disponibilità di alternative e dall’eventuale evoluzione dei prezzi.
Non è tuttavia possibile stabilire in anticipo se la misura comporterà aumenti generalizzati dei listini o una riduzione significativa della scelta. Molto dipenderà dalle modalità definitive di applicazione, dalla composizione del contingente e dall’andamento complessivo della domanda europea.
La proposta si colloca in una fase delicata dei rapporti economici tra Unione europea e Cina. Bruxelles punta a difendere la propria industria e a riequilibrare gli scambi commerciali, mentre Pechino considera le restrizioni alle esportazioni un possibile ostacolo alla competitività delle proprie aziende.
La durata quadriennale ipotizzata e l’aumento annuale del contingente indicano un meccanismo progressivo, anziché un blocco totale delle importazioni. Resta però da verificare come la misura sarà tradotta nei provvedimenti definitivi e quali saranno le reazioni dei partner commerciali.
Il settore automobilistico europeo si trova così davanti a una nuova fase di confronto tra tutela industriale, concorrenza internazionale e obiettivi di transizione tecnologica. Le decisioni dei prossimi mesi saranno determinanti per comprendere quale spazio avranno i modelli ibridi importati nel mercato comunitario e quali conseguenze potranno prodursi per produttori, concessionari e automobilisti.
