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Milano ricorda Paolo Borsellino e le vittime delle stragi mafiose di Capaci e via D’Amelio

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AgenPress. Il 19 luglio, a Milano, nei Giardini Falcone e Borsellino di via Benedetto Marcello (davanti al Liceo Volta), si è tenuto l’evento “Il fresco profumo di libertà. Milano ricorda Paolo Borsellino e le vittime delle stragi mafiose di Capaci e via D’Amelio”, organizzato dalla Scuola di Formazione Politica “Antonino Caponnetto”.

Alla manifestazione ha partecipato anche Emanuela Piantadosi, Presidente dell’Associazione Vittime del Dovere.

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Il Presidente, oltre ad esprimere un commosso cordoglio verso le vittime del terribile attentato, ha voluto pronunciare parole di ringraziamento nei confronti degli organizzatori e di tutte le autorità civili e militari presenti rinnovando così annualmente l’impegno di tutta la collettività nel ricordare, non solo il sacrificio di Paolo Borsellino e di Giovanni Falcone, ma anche di tutti coloro che per amore del proprio Paese e per il profondo attaccamento alle Istituzioni hanno sacrificato consapevolmente le proprie vite in nome della legalità.

Bisogna restare vigili e prestare attenzione anche al presente perché le mafie, così come tutte le espressioni criminali di alto allarme sociale, colgono le occasioni proprio in situazioni di debolezza e il periodo storico che stiamo attraversando, a seguito del duro colpo inferto dalla pandemia, è sicuramente foriero di gravi rischi. Basti pensare ai pericoli di infiltrazione nelle attività economiche, argomento attenzionato dalla Commissione antimafia di Regione Lombardia e sottoposto anche all’esame del Comitato Tecnico scientifico, presieduto dal Prof. Nando dalla Chiesa, di cui faccio parte – ha spiegato Emanuela Piantadosi – Ma anche una legislazione frettolosa e improvvida può contenere insidie.

In questi giorni abbiamo preso visione del recente intervento sul disegno di legge AC 2435 di riforma del processo penale che desta non pochi dubbi.

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(Disegno di legge AC2435, recante Delega al Governo per l’efficienza del processo penale e disposizioni per la celere definizione dei procedimenti giudiziari pendenti presso le corti d’appello)”.

Il Presidente Piantadosi ha poi voluto condividere alcune riflessioni:
“La questione delle nuove pene sostitutive delle pene detentive suscita grossi quesiti, poiché intacca quello che rappresenta il principio di certezza della pena. 

Inoltre, il tema dell’improcedibilità dell’azione penale, quando il processo d’appello non viene definito in due anni, oppure in uno, per quanto riguarda il giudizio in Cassazione, rischia di bloccare non solo il processo, ma la ricerca stessa della verità.

 

Si pensi che lo scorrere dei due anni inizierà nel momento in cui viene presentato l’atto di appello.

Considerando l’attuale situazione della giustizia – frutto del carico di lavoro incolpevole dei Tribunali – temiamo che l’improcedibilità possa scattare ancora prima che il fascicolo arrivi fisicamente in Corte d’Appello e sia fissata l’udienza.

Basta sottolineare che si tratta dei processi in cui si tutelano i diritti delle Vittime e dei loro familiari al fine di avere giustizia per i crimini commessi in loro danno, soggetti che, come da sempre sostenuto dalla nostra Associazione, meriterebbero di vedersi garantire all’interno del procedimento penale una partecipazione attiva. Soprattutto in un periodo storico in cui, innegabilmente, agli occhi dell’opinione pubblica si tende ad enfatizzare e a dare risalto alle storie di vita dei criminali, ponendo, spesso, in secondo piano i diritti e le sensibilità delle Vittime.

Credo che ora più che mai sia importante, soprattutto per noi familiari delle Vittime, fare fronte comune e affrontare il tema della giustizia con senso di responsabilità, sensibilizzando le Istituzioni. Il rispetto della vita umana, la giustizia, la legalità, la democrazia, la verità sono principi fondamentali per l’equilibrio e la sicurezza della collettività che non possiamo mettere a repentaglio per scelte politiche contingenti.  La voce delle Vittime in ambito giustizia non viene ascoltata. Abbiamo chiesto un tavolo di lavoro che rappresenti le nostre ragioni in seno al Ministero della Giustizia e niente è stato fatto.  Abbiamo chiesto che nel procedimento penale venisse dato più perso specifico alle Vittime, come avviene all’estero, perché nei reati di sangue le parti in causa sono due: l’autore di reato e la vittima che subisce, suo malgrado, violenza.

Come leggiamo dagli ultimi emendamenti del Governo di modifica del Codice penale e procedura penale niente è stato tenuto in considerazione, relativamente alle nostre proposte.

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